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Podcast: cos’è, come funziona, come farlo e come guadagnare

today22 Aprile 2022

Sfondo

Il podcast e il podcasting sono una certezza anche in Italia, tanto che il mercato è pieno zeppo di nuovi show ogni giorno. Seppur in maniera lenta e tardiva rispetto a quanto accaduto negli Stati Uniti d’America, fare podcast sta diventando un vero e proprio lavoro pure nel Bel Paese. Ma cosa serve per crearne uno, da dove bisogna partire, chi fa i podcast e, soprattutto, è possibile guadagnarci qualcosa?

Cosa sono i podcast e quando sono nati?

Prima di addentrarci nell’argomento, bisogna fare una precisazione: radio e podcast non appartengono alla stessa dimensione, sebbene le strumentazioni utilizzate sono simili, certe dinamiche sono affini e la voce può farla da padrona, ma parliamo comunque di universi lavorativi separati, tant’è che oggi esiste il podcast producer, un professionista del podcasting che lavora a stretto contatto con aziende, progetti singoli, iniziative specifiche e non solo.

Prima però di vivere questo contesto, il podcast ha dovuto superare diversi ostacoli per affermarsi. Addirittura il fenomeno nacque ancor prima di avere un nome. Come per la venuta al mondo della radio, anche i podcast sono nati grazie a una serie di eventi che, incastrati tra loro, hanno determinato la nascita e la diffusione del prodotto. Innanzitutto partiamo da qualche data:

  • nel 2000 nasce il formato RSS, la cui paternità viene attribuita a Dave Winer. Sarà poi Adam Curry a realizzare la variante dei Feed RSS per i contenuti audio. Entrambi sono considerati i fautori del podcasting, in quanto i Feed RSS sono stati il fulcro centrale per la diffusione di questi prodotti.
  • nel 2001 Apple mette in commercio gli iPod, che permetteranno la divulgazione semplice e veloce dei podcast tanto da diventare parte del nome.
  • nel 2007 nascono gli smartphone, cellulari di ultima generazione che diventeranno il contesto ideale dove far circolare e diffondere i podcast, oltre ovviamente ad ascoltarti.
  • nel 2010 spunta la piattaforma Spreaker, dedicata esclusivamente a prodotti audio, diventando uno dei contesti ideali dove pubblicare registrazioni podcast.
  • nel 2019 nascono i primi aggregatori di streaming audio dedicati esclusivamente al podcasting, come Google Podcast, Anchor e la sezione dedicata di Spotify (anni dopo Spotify ingloberà Anchor). Già dagli anni 2000 questi aggregatori venivano indicati con il termine podcatcher (o podcast client), per identificare programmi e software capaci di scaricare contenuti di vario tipo (principalmente audio) tramite feed RSS o XML.
  • nel 2019 nascono gli smart speaker, strumenti che trasmettono facilmente contenuti audio da internet, come i podcast appunto.

Il terreno fertile che permise la nascita del podcasting fu il Feed RSS, mentre i device di ultima generazione hanno consentito la semplice portabilità di questi prodotti, che hanno poi influenzato alcune aziende nella scelta di creare servizi appositi. Ma il primo e proprio vero podcast sembra essere datato 2003, e viene attribuito al giornalista Christopher Lydon, considerato l’uomo che inventò il podcast, il quale fu la voce che iniziò a rilasciare file MP3 – con la possibilità di richiederne il download, grazie all’aiuto dello stesso Winer – intervistando weblogger e politici americani all’interno di un blog.

Invece nel 2004 Ben Hammersley, tecnologo e giornalista britannico, scrisse un articolo sul The Guardian dal titolo “Audible revolution“, in cui approfondì questo fenomeno al tempo conosciuto come “online radio” (da non confondere con le web radio). “But what to call it? – si legge nell’articolo – Audioblogging? Podcasting? GuerillaMedia?”. La parola coniata è una fusione tra Pod (che in italiano significa “baccello” e si riferisce anche all’iPod) e “Broadcasting” (cioè trasmissione): siamo di fronte al personal option digital casting.

Grazie a questo contributo, inavvertitamente Hammersley descrisse anche una netta distinzione tra podcast e radio: mentre una emittente può andare in onda live in streaming, e quindi in tempo reale, il podcast è principalmente un prodotto asincrono e nomade, cioè può essere scaricato e ascoltato dove e quando vogliamo, grazie soprattutto agli aggregatori online dedicati,  i podcatcher o podcast client, che ne consentono una fruizione immediata e semplice. E quindi il podcast non è legato a un sistema operativo, a un device o a un software, ma vive e sussiste grazie a una serie di tecnologie diverse tra loro: questo gli permette di essere trovato ovunque – anche in un sito web, vista la portabilità dei feed RSS e degli embeed.

Leggi anche: Radio e podcast possono collaborare insieme?

cosa sono podcast

 

Chi fa i podcast e quante persone servono?

Se volessimo generalizzare, potremmo dire che ognuno di noi può diventare un podcaster: in fondo, basta un microfono e una connessione internet per realizzare un podcast. Eppure non è così semplice, altrimenti tutti lavorerebbero in questo settore. Anche perché il podcaster è colui che parla al microfono, ma non è detto che sia un professionista del settore. La voce registrata infatti potrebbe essere la nostra, quella del nostro vicino di casa, di un influencer, di un attivista o di un giornalista, ma il processo completo di realizzazione è deputato ad altre figure.

Com’è stato per i social media, la cui conseguenza principale è stata la nascita dei social media manager, anche il mondo del podcasting ha dato alla luce una nuova professione: il podcast producer, professionisti che si occupano di realizzare prodotti adeguati alle richieste di aziende e clienti. In Italia non è una professione molto nota, ma da qualche anno sta nascendo una maggiore consapevolezza al riguardo (profusa soprattutto grazie ad alcune iniziative di settore, come il Festival del Podcasting).

I servizi garantiti dal podcast producer sono suddivisi in tre aree, a seconda della quale entrano in gioco diverse mansioni e competenze, alcune delle quali ricordano in maniera impressionante il lavoro svolto da una redazione radiofonica per registrare e mandare in onda una trasmissione registrata. Inoltre, in alcuni casi è necessaria la collaborazione di altre figure lavorative, anche se dipende fortemente dal tipo di progetto che si sta realizzando. Ad esempio, nel caso in cui si voglia creare un vero e proprio show attraverso un podcast, bisogna avvalersi anche di:

  • un montatore audio e video (oggi sono molto diffusi i videopodcast);
  • un supervisore tecnico;
  • un responsabile di produzione;
  • un post-produttore;
  • un sound designer;
  • un producer.

quando nasce il podcast

Come si fanno i podcast?

Il podcast è il prodotto, il contesto ne diluisce la forma e il contenuto. Oggi conosciamo varie forme di podcasting: abbiamo lo show legato a eventi dal vivo, un format di un personaggio pubblico e, infine, la produzione di contenuti per aziende. Questa sommaria divisione ci aiuta a comprendere che fare un podcast dipende dalle finalità dello stesso. Perciò realizzare un podcast dipende dal progetto che stiamo seguendo; tuttavia, possiamo indicare alcune fasi specifiche di creazione di un prodotto:

  • PRE-PRODUZIONE: analisi dell’azienda, del suo budget, della mission, del target di riferimento e formazione di una redazione.
  • PRODUZIONE: scrittura del podcast e nella registrazione.
  • POST-PRODUZIONE: montare il girato, aggiungere sigle, jinglee e musiche appropriate.

Se invece volessimo andare più nello specifico, e cioè sugli step da seguire per creare un podcast vero e proprio, si potrebbe seguire una scaletta d’esempio come la seguente:

  • Pensare all’idea e scrivi il format legato ad essa;
  • Pianificare il tempo di lavoro legato al progetto e il budget di partenza;
  • Acquistare l’attrezzatura adeguata: in linea generale, basta un pc, un microfono e un paio di cuffie, ma un prodotto di qualità – e la scelta di realizzare un videpodcast – richiede maggiori investimenti.
  • Registrare una puntata zero e modificarlo in post-produzione;
  • Fare ascoltare la puntata zero ad amici e parenti per conoscere le prime reazioni;
  • Una volta corretta la puntata zero, realizzare e pianificare gli altri contenuti attraverso un calendario editoriale.
  • Scegliere le piattaforme che possono ospitare il tuo podcast.
  • Utilizzare i social media per far conoscere il progetto.

Leggi anche: Come diventare un podcaster?

Quanto dovrebbe durare un podcast?

Rispondere alla domanda sulla durata di un podcast è veramente complicato, in quanto oggi il mercato è pieno zeppo di prodotti di vario tipo, che possono durare pochi minuti o addirittura più di un’ora. Come sempre, dipende dal progetto in sé, dalla sua finalità e dalla tipologia di pubblico che si vuole coinvolgere. Rispetto ad altri media, i podcast non richiamano orde di pubblico: come vedremo tra poco, gli ascolti sono sicuramente aumentati, ma non parliamo ancora di un pubblico che ha messo radici nel fenomeno; piuttosto ci sono ascoltatori interessati a uno specifico tema, format o persona che li porta in questo mondo.

Fatta questa premessa, possiamo comunque farci aiutare da alcuni dati. In base ad alcune statistiche che abbiamo recentemente raccolto, la durata media di un podcast potrebbe aggirarsi tra i 12 e i 18 minuti. Si tratta di un’indicazione in evoluzione, visto che, come abbiamo detto precedentemente, la durata di un podcast può variare a seconda di molteplici fattori, anche dalla soglia d’attenzione dell’ascoltatore medio. Tra l’altro, un podcast di lunga durata non è detto che non venga ascoltato, anzi la facile fruibilità del prodotto permette a ognuno di noi di fermare improvvisamente l’ascolto e riprenderlo successivamente.

Le caratteristiche principali di un podcast

Conoscere e comprendere come funziona il mondo del podcasting ci aiuta a scoprire le caratteristiche principali di questo universo. È importante ribadire che non siamo in un contesto radiofonico, ma in qualcosa di completamente diverso, seppur alcune caratteristiche sono molto simili. Perciò, cosa differenzia il podcast dalla radio? Innanzitutto, è un prodotto:

  • nomade, cioè in grado di essere reperibile ovunque, che sia da un aggregatore, che sia da un sito web, che sia dalla SERP di Google: basta veramente poco per rendere questo prodotto audio accessibile a chiunque: basta semplicemente uno smartphone e una connessione dati.
  • asincrono, cioè nella maggior parte dei casi non si tratta di una trasmissione live, bensì di un contenuto registrato.
  • originale: è un prodotto creato unicamente attraverso le leggi del podcasting, che deve tener in conto di alcuni aspetti fondamentali (come il target) che sono diversi dagli altri media.
  • trasposizione di materiale audio proveniente da altri supporti: un video postato su Youtube o una live di Instagram possono diventare materiale audio da caricare in formato podcast.

Leggi anche: Ha senso pubblicare una diretta radiofonica in formato podcast?

come fare podcast

Chi ascolta podcast e dove?

In più di un’occasione abbiamo sottolineato come il target sia una questione fondamentale per fare podcasting, in quanto rispetto ad altri media deve rispondere ad altre dinamiche, più online che offline. È possibile notare la conseguenza di tale contesto nei dati Ipsos Digital Audio Survey, che da qualche anno monitora e fotografa l’andamento dei podcast tra il pubblico. Le statistiche della quarta edizione pubblicate alla fine del 2022 ci dicono che:

  • gli ascoltatori sono aumentati di 1,8 milioni, passando dal 31% del 2021 al 36%;
  • il pubblico è principalmente giovane, in quanto il 43% è under 35;
  • l’interesse è aumentato grazie alla qualità dei contenuti proposti;
  • un podcast viene ascoltato più per il contenuto affrontato e la modalità con cui viene sviscerato (57%) rispetto alla voce e alla personalità del podcaster (28%).

Invece per quanto riguarda i device di ascolto abbiamo:

  • smartphone (72%)
  • computer (39%)
  • tablet (25%)
  • smartspeaker (12%)
  • smartwatch (7%)

Come monetizzare con i podcast?

Come abbiamo visto precedentemente, esiste un lavoro che permette di guadagnare lavorando con i podcast. Sono in molti però – soprattutto persone alle prime armi – che vogliono sapere se sia possibile guadagnare dalla semplice pubblicazione di episodi registrati con un microfono.

La risposta è sempre la stessa: se il tuo contenuto è professionale e realizza un numero considerevole di ascolti, allora potrebbe generare un guadagno. Il come però non è così semplice. In effetti ci sono diverse modalità che permettono di creare profitto attorno alla pubblicazione di un podcast, eccone alcuni:

  • Affiliate marketing (o performance marketing): commissione che si ottiene quando all’interno del podcast gli ascoltatori sono indirizzate ad altre aziende, e si guadagna in base al prodotto venduto;
  • Sponsor e pubblicità: inserzione inserita a voce all’interno dell’episodio;
  • Crowdfunding e donazioni: realizzare campagne di raccolti fondi specificando gli intenti del progetto e perché bisognerebbe finanziarlo;
  • Dai client: è possibile che alcune piattaforme di pubblicazione dei podcast permettano di generare profitti. Ciò al momento non è ancora diffuso a ogni aggregatore, tuttavia ce ne sono alcuni che, in base a determinate regole, permettono di guadagnarci qualcosa (come ad esempio Spreaker e Anchor).

Leggi anche: Come scegliere l’argomento per il tuo progetto podcast?

Scritto da: Angelo Andrea Vegliante

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