Manola Moslehi da Amici a Radio Italia passando per Rds Academy

 

Intercettiamo Manola Moslehi in un “inferno di cristallo”:

 

è così che definisce Roma per il suo traffico comunemente noto. Manola guida, cerca la cuffia per sentirci meglio. La città eterna è uno dei luoghi dei suoi trasferimenti, luoghi in cui – forse – nemmeno lei avrebbe immaginato che la fusione tra passato e presente avrebbe generato il futuro. Il futuro è qui, infatti, cerca la cuffia per sentirci meglio e nella Capitale la indossa: lei a Roma; Mauro Marino, partner radiofonico, a Cologno Monzese.
Siamo su Radio Italia.

Hai ottenuto il grande network.

Per me la radio non è stata un’alternativa ma una scelta. Ho iniziato partecipando ad Amici come cantante, poi mi sono accorta che quello non era il mio mondo. Sai bene che in Italia devi fare il cantante ad alti livelli per viverci, quindi non c’erano i presupposti giusti per restare in quell’ambiente. Allora mi sono fermata, nella mia testa c’era il pensiero di fare radio ma ero scoraggiata da chi ne parlava come una setta, un mondo pieno di raccomandati e maschilisti. Ma me ne sono fregata di questi luoghi comuni e ho iniziato a Roma con Centro Suono: tre anni e mezzo di gavetta, mi facevano fare turni molto lunghi, tappavo buchi. E ho imparato le basi di questo mestiere. Quando pensavo di essere pronta ho mandato provini a tutte le grandi radio italiane fino alla risposta di RDS che non mi ha proposto di entrare subito nel giardino degli speaker ma di partecipare come concorrente all’Academy e poi eventualmente entrare nel palinsesto.

Così non è stato.

Sono arrivata terza all’Academy e poco dopo la fine del programma c’è stata la proposta di Radio Italia. Avevano la necessita di affiancare a Mauro Marino una voce femminile che fosse sconosciuta al grande pubblico. Volevano rinfrescare la radio, rinnovarla con una persona plasmabile. Ho accettato e mi sono trasferita a Milano nel giro di due settimane.

Mauro ti ha aiutata a mantenere la tua dimensione?

Mauro è una persona estremamente generosa, dote rara in questo lavoro. Mi ha dato consigli che ho fatto miei, mi ha aiutata tantissimo e nel giro di qualche anno abbiamo raggiunto talmente tanto affiatamento che a volte non serve che anticipi cosa dirà. E le tempistiche sono perfette. 

Tempistiche perfette che si raggiungono in diretta.

Ad oggi possiamo addirittura permetterci di trasmettere a distanza: io da Roma e Mauro da Cologno. Il mio capo (Mario Volanti ndr.) non avrebbe mai accettato una cosa del genere se non si fosse creata la giusta sinergia.

Pensi che Radio Italia sia una sorpresa?

Noi italiani apprezziamo sempre tutto quello che non è nostro, tendiamo a minimizzarci un sacco. Negli ultimi anni c’è stato un cambiamento di tendenza e Radio Italia ha avuto un ruolo chiave: abbiamo cominciato a valorizzare i nostri artisti, tanti dei quali non hanno nulla da invidiare agli stranieri più blasonati. Prendi i Subsonica per esempio: sono incredibili avanguardisti! Osanniamo le band internazionali ma se ci pensi loro potrebbero essere i nostri Depeche Mode o i nostri Placebo.
Fortunatamente Radio Italia si è “rinnovata”.
Al bar sotto casa mia c’è un signore che ha più di 60 anni. Mi ha rivelato che prima ascoltava Radio Italia perché passava la musica della sua generazione, mentre adesso l’ascolta meno, dice perché “è piena de regazzini”. Meno male aggiungo io.

Quindi il ringiovanimento è il motivo del successo.

Uno dei motivi. Perché abbiamo conquistato una fascia che non ci apparteneva moltissimo.
Inoltre il nostro punto di forza sono i live, abbiamo la fortuna di coinvolgere il pubblico presente in auditorium oppure nei grandi concerti di piazza.
Questo fidelizza molto.

Essere giovani vuol dire, statisticamente, essere social. La tua presenza social, anche raccontando episodi personali, rafforza la tua veste da conduttrice?

A volte succede che le persone che mi ascoltano in radio si incuriosiscano, quindi mi cerchino sui social e dai profili vengano fuori pezzi della mia vita privata. I social li utilizzo, sì, ma non in maniera estrema: se un giorno non mi va di postare non lo faccio. Pubblico quando ho qualcosa da dire. E mi piace dare un po’ di me agli affezionati di un mezzo così potente come la radio.
Oggi social e radio vanno di pari passo. 

Anche perché se lo speaker è spontaneo e la radio è intima, sui social sei come sei.

Infatti quando le cose non coincidono nasce antipatia.

Se sei antipatico sui social potresti esserlo anche in radio.

Magari sei simpaticissimo in radio e sui social prendi posizioni in modo maleducato o irrispettoso! Di conseguenza da lì faccio fatica ad ascoltarti.

Paragonerei la vita del conduttore a quella di un viaggiatore: tu sei partita da Frosinone.

In realtà da più lontano, mio papa è iraniano e la mia mamma era sarda. Si incontrarono a Frosinone e dopo nove mesi nacqui io, cotta e mangiata (ride ndr). Sono nata e rimasta a Frosinone fino ai 19 anni. Ma la vita di provincia era stretta per me, la mia famiglia è internazionale, devo vedere tante cose.
Mi sono trasferita a Roma, quindi, poi Milano e ora di nuovo Roma. È una vita da viaggiatore.

C’è una cosa che hai detto in radio e per la quale ti sei pentita?

C’è una cosa che ho detto al terzo mese di programmazione su Radio Italia, un modo di dire che non ho mai più ripetuto. Ero in diretta con Mauro e non riuscivo a scandire una parola, così ho esclamato “sono dislessica!”. Hanno scritto diverse associazioni e mamme di bambini dislessici rimproverandomi perché non potevo dire una cosa così pesante con leggerezza. Mi sono sentita talmente in colpa che non uso più quel modo di dire nemmeno in confidenza o tra amici.

Magari bastava un po’ di lungimiranza.

In quanto comunicatori abbiamo un’immensa responsabilità. Va pesata ogni parola, ogni singolo pensiero. E possiamo essere presi davvero sul serio anche quando diciamo cose che non pensiamo.

 

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1 commento su “Manola Moslehi da Amici a Radio Italia passando per Rds Academy”

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