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“Fare radio è come corteggiare la più bella della scuola”: da RDS Giuditta Arecco ci dice la sua sulla conduzione

today8 Ottobre 2019

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Se la radio mira a farti sentire tra amici al bar, la voce solare e spontanea di Giuditta Arecco ti fa sentire proprio a casa. Approdata a RDS nel 2014, Giuditta ha avverato il suo sogno di diventare conduttrice in una radio nazionale. Tutto ciò è stato possibile grazie a RDS Academy, il talent a cui lei ha partecipato più per una serie di fortuite coincidenze. Di questo e di altri aspetti della conduzione radiofonica, mi ha raccontato al telefono, tra una risata e una corsa ai fornelli.

Come ti sei preparata per partecipare al talent di RDS?

rdsEra la prima edizione e nessuno di noi aveva avuto modo di prepararsi perché non sapevamo minimamente a cosa saremmo andati incontro. Per il provino ci chiesero di preparare un discorso di due minuti, una notizia presa da internet o qualcosa di divertente. Non provenendo dalla conduzione vera e propria di un programma, perché all’epoca parlavo solo di musica, non ero molto avvezza alla conduzione in stile RDS, da radio di flusso. Perciò sono andata lì e… ho parlato di me! È stato un vero delirio perché poi mi dimenticai anche quelle poche cose che avevo preparato. I concorrenti delle edizioni successive sapevano già che nel corso del talent poteva capitare di dover condurre uno scherzo telefonico o di dover improvvisare. Per noi invece di volta in volta era sempre una sorpresa. Quindi preparazione zero, istinto tanto.

Pensi che il tuo approccio sarebbe stato diverso se avessi partecipato alle edizioni successive? 

Non saprei, bisognerebbe provarlo. Quello che so è che mi sembra ancora impossibile aver vinto quell’edizione, perché di 12 concorrenti almeno 9 lavorano in un network. Non so se avrei partecipato col senno di poi, soprattutto dopo aver visto le puntate in tv…

Beh però hai partecipato, hai vinto e sicuramente la tua vita da quel momento è cambiata.

Sai, provengo da un paese molto piccolo, lavoravo in una radio locale tutt’ora esistente, che si chiama Skylab, e il trasferimento a Roma è stato uno shock. Tanti erroneamente pensano che si sapesse già chi avrebbe vinto, che fosse tutto preparato, ma in realtà non ne avevamo la più pallida idea. Io l’ho scoperto live, guardando la trasmissione come ha fatto il pubblico da casa, e il giorno dopo ero già in onda. Quindi ho portato con me una valigia con 4 stracci, poi ho dovuto trovare casa. I primi mesi sono stati abbastanza shoccanti ma sai, avevo appena avverato un sogno quindi avrei dormito anche in una baracca fatta di cartoni in mezzo alla strada.

Prima di arrivare a RDS hai fatto tanta gavetta. Cosa ti hanno insegnato quegli anni in una radio locale?

Per prima cosa mi hanno insegnato che non bisogna pretendere niente dalla radio. Se decidi di farla, la devi fare per passione, tutto quello che arriva dopo è in più. Spesso dico che la radio è come la ragazza più bella della scuola: tutti la corteggiano ma poi ci riesce uno solo, quindi la devi corteggiare per il piacere di corteggiarla e di starle vicino, perché non è detto che otterrai qualcosa in cambio. Poi ho imparato che non è difficile solo parlare davanti a migliaia di persone, ma è molto più difficile parlare davanti a 10 che magari non hanno neanche voglia di ascoltarti. Infine, ho fatto tanta gavetta sul palco durante gli eventi che organizzava la radio locale. Tanta animazione quindi, ed oltre alla parte da conduttrice mi è toccata anche quella del tecnico, trasportavo persino le casse. È stato molto faticoso, ma bellissimo.  

C’è differenza tra condurre un programma in una radio locale e fare conduzione per un grande network? 

Sembra assurdo ma l’unica differenza è che quando fai una domanda agli ascoltatori ti risponde un numero maggiore di persone. Ai tempi della radio locale io sentivo la stessa responsabilità, sono sempre stata molto attenta a quello che dicevo, ho sempre cercato di mantenere una conduzione abbastanza pulita. E poi quei conduttori che si sforzano di dare un’opinione soltanto per risultare divisivi non mi hanno mai fatto impazzire. Io adoro essere me stessa nei limiti del possibile. 

Oggi tanti personaggi dello spettacolo si approcciano al mondo della radio e per i giovani speaker diventa sempre più difficile emergere. Anche per questo è importante sviluppare una forte personalità radiofonica. Come si può lavorare su questo aspetto? 

Diciamo che per un buon 80% o ce l’hai o non ce l’hai. Se hai poca personalità nella vita è molto difficile che tu riesca a trovarne una radiofonica. L’onestà intellettuale è importante, bisogna essere se stessi anche se a volte può essere deleterio. Le persone possono criticare quello che diciamo o pensiamo, però almeno criticheranno noi e non un personaggio costruito. Quindi è importante mantenere un’onestà intellettuale che permette di superare anche le critiche. Creare una propria personalità radiofonica significa averne una nella vita e riuscire a non mascherarla davanti al microfono. Sapendo che ti ascolta tanta gente, il desiderio di modificarsi o recitare per piacere di più è sempre dietro l’angolo. 

Ogni giorno su RDS lavori in coppia con Filippo Firli. Quali sono secondo te le regole di una buona co-conduzione? 

Partiamo dal presupposto che mi sento fortunatissima, perché già prima di approdare a RDS pensavo che Filippo fosse il numero uno assoluto. Ritrovarmi a lavorare con lui è stata una cosa pazzesca e le regole me le ha insegnate lui. Sicuramente deve esserci un estremo rispetto reciproco, perché altrimenti succede che ci si parla una sopra l’altro. Questo in genere non funziona quasi mai. Inoltre nella conduzione di coppia bisogna cercare di parlare il più simile possibile a come si parla fuori onda. Avendo la fortuna di essere anche un’amica di Filippo, per me non c’è nessuna differenza tra le discussioni che facciamo fuori onda e come ci approcciamo ai vari argomenti. Molte volte è capitato che abbiamo detto esattamente quello che è andato poi in diretta. Bisogna trovare degli argomenti che piacciano ad entrambi e che creino la possibilità di avere anche delle suggestioni, delle considerazioni spontanee e che ti portino a parlare come se fossi al bar. Se ci si rispetta come professionisti e come persone, viene fuori una buona conduzione. 

Date maggiormente spazio all’improvvisazione o vi preparate tutti i talk?

Zero preparazione, ma a questo ci si arriva con il tempo. Ho iniziato a lavorare con Fil quando ero nel network da circa 4 mesi, quindi mi ha spiegato lui come si fa. I primi tempi mi aiutava un po’ di più, mi dava una dritta su come trattare le notizie, però è durato poco, devo dire la verità. Nemmeno dopo un anno lavoravamo già a braccio. Mi piace quando c’è una reazione spontanea alle battute. Filippo, poi, è una macchina per le battute e fino a un secondo prima non so mai cosa dirà. 

In tutti questi anni di radio hai collezionato tante soddisfazioni ma soprattutto tanta esperienza. Cosa diresti alla Giuditta dei primi anni di radio?

È difficilissima questa domanda. Forse le direi che andrà tutto bene, di non preoccuparsi perché purtroppo mi faccio dominare dall’ansia ancora oggi. Se qualcuno all’epoca mi avesse detto “non ti preoccupare, andrà tutto bene”, forse mi sarei risparmiata un bel po’ di capelli persi per lo stress! Ed anche se non fosse andata così, sarebbe andata bene lo stesso.

Avevi già un piano B in caso fosse andata male con la radio?

rdsMi hai fatto la stessa domanda che fece Mentana durante l’Academy. Chiese infatti a tutti noi se avessimo un piano di riserva, evidenziando che era fondamentale. Io ero l’unica a non averlo. Per poter fare la radio privata locale, facevo tanti lavori per potermi mantenere, quindi avrei magari fatto un altro lavoro continuando però a coltivare la mia passione per la radio. Non ho mai avuto l’ansia di arrivare, non volevo neanche farlo il provino per l’Academy, mi ha dovuto costringere mio padre e una serie di fortunati eventi e di coincidenze. Non avevo questo desiderio fortissimo di arrivare al network, avevo solo il desiderio di fare la radio, in qualunque modo. 

 

Intervista a cura di Elisabetta De Falco per Consulenza Radiofonica – La Professionalità On Air!

 

Scritto da: Elisabetta De Falco

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