Interviste

Pippo Pelo, il mattatore di Radio Kiss Kiss

today22 Novembre 2017 2

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Pippo Pelo, nome d’arte di Cesare Falcone, classe 1966, è conosciuto da quasi 30 anni dal pubblico radiofonico. Intrattenitore radiofonico, presentatore, attore, talent-scout, autore televisivo, diabolico ideatore di alcuni degli scherzi più famosi della radiofonia (e non solo) italiana.

Ciao Pippo. Il tuo esordio a Kiss Kiss risale al 1990. Qual è stata la tua gavetta, prima del “grande salto”?

Iniziai a far radio nell’84, in una radio locale di Salerno, la mia città. La radio era, ed è, Radio Bussola 24, che oggi è tra l’altro l’unica radio locale di Salerno.

E poi?

Nel 1989, un fonico di Kiss Kiss passò da Salerno e mi sentii, mi chiamò in radio e si presentò. All’inizio pensai che fosse uno scherzo: Kiss Kiss era già attiva in molte regioni italiane ed era ovviamente conosciutissima dalle mie parti. Mi disse che cercavano voci nuove, feci un primo provino che andò benissimo dopo il quale mi fecero capire che ero praticamente dentro. Purtroppo, ne feci un secondo durante il quale mi emozionai troppo, andò male e non ebbi più loro notizie. Decisi allora di prenderli per sfinimento: iniziai a chiamare ininterrottamente Kiss Kiss per ottenere una nuova opportunità. Dopo nove mesi, capitolarono. Feci un nuovo provino e questa volta fui preso.

Nove mesi: letteralmente un parto.

Pensa che la segretaria del direttore ancora si ricorda della mia insistenza e tutt’oggi mi dice che ero il suo incubo.

Però la perseveranza ha pagato.

Lo dico sempre: se fossi stato così perseverante in altre occasioni artistiche, oggi sarei Gerry Scotti. La radio è stata l’unica volta in cui mi sono “speso” così tanto, per il resto non mi propongo, le proposte sono sempre arrivate da altri. Però alla fine sto benissimo dove sto, Kiss Kiss mi tratta come un re: il mio editore sa che la mia scelta di permanenza è stata personale e volontaria, non dovuta a mancanza di alternative.

Sei come Totti con la Roma, insomma. Una maglia per tutta la vita.

Esatto. Una cosa però ci tengo a precisarla. Le rinunce che ho fatto, le occasioni che non ho volutamente colto, sono state tutte scelte dettate dall’amore per la mia radio e dal fatto che volevo rimanere nella mia città, Salerno.

Quindi tu fai il pendolare tra Salerno e Napoli?

Sì, tutti i giorni da 27 anni. Alcuni miei colleghi hanno fatto scelte di vita differenti, io non l’ho mai pensato. Salerno è la mia città e nonostante per lavoro viaggi spesso e ami farlo, la sera voglio godermi il panorama e il profumo del mare dal terrazzo di casa mia.

Sei partito da una laurea in giurisprudenza e sei finito a fare l’intrattenitore, tipo Checco Zalone. Ti sei portato quel bagaglio di esperienze “scolastiche” in radio?

Ti dico: nella mia carriera ho fatto di tutto, dagli scherzi telefonici alle trasmissioni serie. Certo, oggi sono uno che “fa uno show” e lo faccio da anni, ma lo faccio sempre a modo mio, tra l’altro lanciando, nel tempo, diversi talenti come Virginia Raffaele, Sergio Friscia o Gigi e Ross, per esempio. Oggi faccio un altro tipo di radio, dove miro a coinvolgere di più gli ascoltatori, perché sento che le cose debbano andare così. Nella mia concezione di “show” c’è tutto: il ridere, il piangere, il riflettere, il chiacchierare con il prossimo.

A proposito di questo, come hai visto cambiare la radio, dai tuoi esordi a oggi?

Innanzitutto, è cambiata con l’ingresso di Internet e dei Social Network, che prima si temeva potessero distruggere il mezzo radiofonico. Prendi un ragazzo che si crea le sue playlist, ascoltando la musica online fino a quando è studente. Quando però inizia a lavorare, prendendo l’auto per compiere i suoi tragitti quotidiani, sai cosa fa? Ascolta la radio, però in una maniera nuova, interagendo online con i personaggi che ascolta. Tanto è vero, che oggi tutte le radio più grandi hanno uffici totalmente dedicati all’aspetto social. Ormai sono imprescindibili e credo che abbiano reso la radio più completa e cambiando la figura dello speaker, oggi più personaggio pubblico rispetto a qualche anno fa. Ormai non capita più che ti dicano “Ah, ti immaginavo diverso”, piuttosto “Ah, ti ho visto in TV l’altro giorno”.

E questo cambiamento ha influenzato anche il tuo modo di condurre?

Ho cambiato il mio modo di trasmettere recentemente, negli ultimi 2-3 anni. Arrivato ai 50 anni, mi sono guardato allo specchio e mi sono detto “voglio essere più me stesso anche in radio, sia che voglia esprimere il mio pensiero su una questione o mandare a quel paese qualcuno che sta dicendo una castroneria”. Credo che una persona della mia età sia nel momento migliore per fare radio, perché ormai è cosciente di ciò che può essere anche di ciò che non è. Può fare radio chi ha consapevolezza dei propri mezzi: a 30 anni si può averne, ma a cinquanta la si ha molto di più.

Non ti facevo così “saggio sulla montagna”.

Per il resto, però, sono sempre stato me stesso, davanti al microfono. Non sono mai stato un introverso che in radio faceva il brillante. Così come rompo i coglioni al mio prossimo nella vita di tutti i giorni, scherzando, ridendo, discutendo e a volte litigando su qualsivoglia argomento, così ho sempre fatto in onda. Con la differenza che oggi però, filtro ancora meno ciò che dico rispetto a quello che penso.

A proposito dello scherzare, uno dei tuoi marchi di fabbrica sono stati, per anni, gli scherzi telefonici.

Quando ho iniziato a farli, non li faceva quasi nessuno. Tanti ne ho fatti, che a un certo punto la redazione di “Scherzi a Parte” mi contattò come autore e complice nella loro trasmissione. Per un anno, ho avuto anche una rubrica di video-scherzi online sul portale di Mediaset. Arrivato a quel punto, ho praticamente smesso di farli, anche perché ormai li fanno un po’ tutti. Non amo le situazioni reiterate troppo a lungo e dopo aver vinto anche premi come Telegatto e Grolla d’Oro, mi sono semplicemente stufato di farne. Ormai, li faccio prevalentemente in privato, a parenti e amici.

Dai un consiglio a chi invece li fa ancora. Qual è il momento più importante di uno scherzo?

Quando capisci che il tuo bersaglio c’è cascato con mani e piedi. Quello è il momento di darci dentro, di spingere sull’acceleratore.

Quando alla fine dello scherzo la vittima capisce essere stata presa in giro, può solo arrabbiarsi o farsi una risata. A te cosa è capitato più spesso?

La risata è stata la reazione che ho avuto più di frequente. Però ci tengo a precisare che avevo una “deontologia professionale” nel fare gli scherzi: mai spaventare le persone e mai fare scherzi agli anziani. Non solo non mi piace, ma non lo tollero nemmeno quando lo sento fatto da altri. Lo scherzo, se fatto ad una persona nel pieno delle sue facoltà mentali, è più bello da sentire e c’è pure più gusto nel farlo.

Se dovessi scegliere un solo scherzo per il quale essere ricordato, quale sarebbe?

I miei scherzi più famosi sono stati quelli legati al nonsense, con lunghe chiacchierate al telefono con persone che pronunciavano parole incomprensibili. Credo che quello più famoso alla radio – e che ancora oggi mi chiedono spesso di risentire – sia stato quello dei “rokscian”.

Cioè?

Mi chiamò una ragazza che voleva fare uno scherzo alla madre e alla zia. Mi disse che la zia possedeva ben 3 esemplari di cani “occhiscià”. Capisci? Già la nipote non era in grado di pronunciare la parola “yorkshire”, la razza dei cani in questione. La zia li chiamava, appunto, “rokscian” e la madre “rockyscian”. Venne fuori una cosa talmente assurda che ne facemmo dei jingle per la radio. Abbiamo anche mandato persone in giro a fare cose assurde, ma i miei preferiti restano quelli surreali.

Parlando del rapporto con gli ascoltatori, Kiss Kiss, pur essendo un network e quindi rivolgendosi a tutto il territorio nazionale, è vissuta molto intensamente dagli ascoltatori campani. Soprattutto, a Napoli è amatissima. Secondo te, perché?

Innanzitutto, il segnale (ride). Sembrerà una banalità, ma la potenza della frequenza in Campania è ovviamente enorme. Poi, c’è il fatto che molti di quelli che hanno reso grande la radio venivano dal territorio, penso ad esempio a Francesco Paolantoni o Vincenzo Salemme. Ci sono poi anche le iniziative locali: allo scorso evento di Capodanno, che celebrava anche il quarantesimo compleanno della radio, in Piazza del Plebiscito a Napoli, c’erano 500mila persone. Tutto questo, resistendo ai tentativi di “conquista” di altre radio.

Molte radio oggi hanno optato per la diretta video durante le trasmissioni. Tu sei favorevole?

Nel mio caso, no. Arrivo ad aprire il microfono alle 7 che sembro uno zombie. Però non è detto che in futuro…

E nel tuo, di futuro, cosa vorresti? Hai dei sogni nel cassetto di tipo radiofonico?

Sì e sono tanti. Mi piacerebbe moltissimo fare un programma col pubblico in studio. Purtroppo è una cosa che a parte la RAI, non molte altre radio anche nazionali sono attrezzate per fare. Purtroppo, perché la presenza di un pubblico durante la diretta sarebbe molto stimolante: proprio grazie ai social, le persone sono più abituate all’interazione.

Hai detto che ne hai tanti, di sogni radiofonici. Un altro?

Un programma di interviste ai personaggi, famosi e del momento. Ovviamente, a modo mio, in maniera semi-seria, portandoli magari a dire cose che non avevano mai detto prima. Il tutto, senza musica, in puro stile talk-show. Fosse per me, non mi smetterei mai di parlare.

Finiamo parlando di futuro, ma della radio in generale. Come vedi il mezzo da qui a dieci anni, alla luce delle novità tecnologiche che ne stanno cambiando i modi di fruizione?

La radio ha un fine unico, quello di arrivare alle persone. Se io avessi tra dieci anni la stessa verve di oggi, vorrei continuare a farlo. Quello che vedo nel futuro è una radio più potente dal punto di vista tecnico e tecnologico (penso al DAB+ o a Internet), ma la cui anima sarà sempre creata dagli esseri umani. Chi tra dieci anni starà andando o tornando dal lavoro in auto avrà lo stesso desiderio di compagnia di oggi. Il mezzo con cui lo forniremo potrà essere cambiato, ma il cuore sarà sempre lo stesso.

Potete ascoltare Pippo Pelo tutti i giorni dalle 7 alle 9 sulle frequenze di Radio Kiss Kiss (www.kisskiss.it) nel “Pippo Pelo Show”. 

Consulenza Radiofonica. La professionalità On Air.

Scritto da: Consulenza Radiofonica

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