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Il lato oscuro della platea: come interagire con un pubblico invisibile

today19 Novembre 2020 1

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Il pubblico in radio non lo vediamo, ma possiamo ugualmente interagire con lui. I migliori espedienti per trarre il massimo dalla platea invisibile.

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Il pubblico durante le dirette: c’è ma non si vede. Esattamente come il conduttore che, nel corso di una diretta radiofonica, parla a sé stesso ma si riferisce agli altri. Anche se non sono direttamente al suo cospetto. Proprio la gestione del vedo-non-vedo diventa importante con i messaggi e i contenuti nel corso di ogni puntata. Con l’avanzare dei mezzi di comunicazione, infatti, mentre siamo on-air è possibile interagire con il nostro pubblico di riferimento senza vederlo.

Anni fa c’erano soltanto le dediche personalizzate con il telefono: linee che si intasavano, possibilità che sfumavano, non sempre (anzi, quasi mai, si riusciva a cogliere l’attimo più opportuno). Adesso, invece, ci sono i messaggi – di qualsiasi tipo, vocali, video o social – da poter veicolare durante il proprio programma preferito.

Come gestire, nel bel mezzo di una puntata, tutto questo materiale che arriva ad uno speaker? Tutto sta nel considerare il “calore” del pubblico come un vantaggio da sfruttare fra un blocco e l’altro. I conduttori più avvezzi riescono addirittura a sviluppare una sorta di ‘fidelizzazione’ con l’utente medio che, in totale autonomia, senza nessun appello o invito particolare, riesce a portare un feedback spontaneo e diretto a chi conduce.

Il “calore” del pubblico e la fidelizzazione dell’utente: due facce della stessa medaglia

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Proprio la padronanza del conduttore con le reazioni della propria fan base può fare la differenza in un format radiofonico: l’importante non è soltanto leggere il messaggio che ci arriva, ma restituire empatia a chi ascolta la testimonianza di un supporter. Molto spesso, il pubblico risponde o racconta aneddoti relativi a un argomento o domanda specifica introdotta dal presentatore.

Quindi si scatena, in men che non si dica, il tam-tam sui canali social, Web e telefonici dell’emittente: il più delle volte, i conduttori dispongono dei segretari di redazione che fanno una scrematura fra tutti i feedback – di vario genere – che arrivano alla radio selezionando i migliori (più belli o più divertenti), oppure i più funzionali al momento che si sta vivendo in diretta.

Le frequenze dell’empatia: come valorizzare il contributo di un ascoltatore nei programmi radiofonici

Una volta stabilito il tipo di messaggi e contenuti da rileggere in diretta, l’importante è edulcorare ciascun riscontro che si riceve: “Complimenti per la trasmissione”, lo scrivono tutti. O quasi. Quando va bene. Serve che ci aggiungiate un tocco in più per renderlo diverso rispetto agli altri che potremmo leggere o intuire altrove. Allora caratterizzate il ‘racconto’ del messaggio con dettagli particolari relativi magari alla provenienza dell’ascoltatore: più facile se interviene telefonicamente, ma in caso di messaggio scritto dobbiamo fare nostri i dettagli.

Se ci scrivono da Perugia ed è periodo di Euro Choccolate, possiamo giocare sul fatto che la “dolcezza” dei messaggi è dovuta alla mole di leccornie che Chiara (nome di fantasia) sta mangiando in quei giorni. Magari abbiniamo a questo anche un pizzico di curiosità: “Se ti va chiamaci che mangiamo – per così dire – un pezzo di torrone in diretta”. Questo è un modo come un altro per agganciare il nostro interlocutore e farlo viaggiare su più fronti e settori della nostra azienda radiofonica: accende la radio, entra sul sito o sulla pagina social dell’emittente, scrive il messaggio ed infine chiama in diretta usando il numero di telefono che scegliamo di fornire.

Il conduttore deve “prendere per mano” il proprio pubblico e condurlo – in tutti i sensi – nei meandri della realtà aziendale e radiofonica che rappresenta: questo scambio reciproco, oltre ad offrire notevoli spunti di conversazione, ci fa avere il polso della situazione rispetto al programma che stiamo portando avanti. Maggiori riscontri abbiamo – sia positivi che negativi – e più c’è margine per continuare a lavorare. “Bene o male purchè se ne parli”, soltanto che in radio se a parlare per due ore è soltanto il conduttore – senza dare voce ai propri ascoltatori – non è proprio un buon segno.

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Articolo a cura di Andrea Desideri

Scritto da: Andrea Desideri

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