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Riflessioni sul linguaggio radiofonico: quando, come e perché si parla in dialetto

today19 Giugno 2020

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Quando ascoltiamo la radio a volte tendiamo a prestare maggiore attenzione al contenuto piuttosto che al modo in cui questo viene veicolato, salvo il caso in cui chi parla si esprime attraverso forme linguistiche particolari, in tono ironico o alterato, o se il linguaggio utilizzato si discosta dall’italiano tradizionale. speaker radiofonicoLa radio è, almeno in parte, uno specchio degli usi linguistici di un territorio e il mezzo radiofonico, per la sua immediatezza e propensione al contatto diretto con l’ascoltatore, può riflettere modi di esprimersi derivanti dall’incrocio fra più sistemi linguistici. Nel plurilinguismo radiofonico di oggi, infatti, sempre più spesso avviene la commistione tra italiano, dialetto ed espressioni in altre lingue.

Una delle conseguenze della riforma della radio negli anni ’70 è stata l’emergere di voci diverse da quelle degli speaker professionisti. Prendiamo ad esempio quelle dei giornalisti e del pubblico, sia in forma di intervista che di collegamento telefonico in diretta. Questo ha fatto sì che alla radio trovassero spazio dialetti e varietà di italiano che si sono affiancate alla lingua standard nei programmi locali e nazionali, entrando così nel tessuto di base del linguaggio radiofonico.

Il dialetto come identità

Se pensiamo all’uso del dialetto nelle trasmissioni, è facile intuire che le ragioni del suo utilizzo dipendono soprattutto dalle esigenze comunicative a cui un’emittente vuole rispondere. Il linguaggio radiofonico è mutato nel tempo insieme al mezzo stesso, da un parlato “scritto”, impostato, formale tipico degli anni ‘70, si è passati ad un parlato “orale”, informale, più vicino alla realtà linguistica delle persone. 

identitàOggi le emittenti che trasmettono un programma in dialetto operano una scelta ben precisa. Si rivolgono prevalentemente al pubblico di un determinato territorio, scegliendo di accrescere il sentimento di appartenenza e conservare oralmente le tradizioni anche attraverso il mezzo radiofonico. Soprattutto nelle emittenti locali, il ricorso a forme dialettali rientra proprio in un discorso di identificazione e vicinanza di un certo pubblico al messaggio e all’identità della radio stessa. Il dialetto, inoltre, trova nella radio il mezzo ideale per (r)esistere a livello di identità culturale, raggiungendo una comunità via etere che nella quotidianità si va via via perdendo con le nuove generazioni.

Se invece consideriamo il dialetto come elemento di caratterizzazione di un individuo proveniente da una precisa regione, pensiamo a come spesso capita di ascoltare sketch comici che si servono di espressioni dialettali per stereotipare un personaggio. In questo caso lo speaker fa del dialetto un uso caricaturale, che colpisce e rimane impresso nell’ascoltatore, suscitandone l’ilarità.

Che effetto produce il dialetto in chi ascolta?

ascoltoL’italiano radiofonico espresso con una dizione corretta e il rigoroso rispetto delle regole grammaticali, agisce da “filtro” rispetto alla varietà linguistica degli ascoltatori. Quando invece la radio parla in dialetto, se il conduttore opera un’insistente ricerca di espressività, può capitare di incorrere, soprattutto nelle radio di flusso, in una sorta di “iper-parlato” che rischia di allontanarsi dalla spontaneità. D’altra parte, però, in alcuni casi non è veramente importante se il pubblico capisce quello che dice lo speaker, perché il fatto di parlare in dialetto è di per sé un modo di selezionare il target, di inorgoglire chi si riconosce in quel linguaggio e, magari, di incuriosire chi ne è tagliato fuori.

Quando sentiamo il dialetto alla radio? 

I momenti in cui la radio si presta più facilmente al gergo o al linguaggio dialettale riguardano soprattutto l’interazione con gli ascoltatori. È molto frequente, infatti, che durante dediche, richieste o commenti audio al tema del giorno, il linguaggio del pubblico sia proprio quello diretto e colloquiale del dialetto. Alcune radio locali scelgono addirittura di fare informazione in dialetto. È questo il caso di Radio Carbonia che non molto tempo fa ha sperimentato il Gr in lingua sarda. Infine, programmi radiofonici che trattano espressamente temi linguistici possono includere anche l’uso di forme dialettali con interventi specifici sulla cultura. 

In conclusione

Per cogliere le sfumature di ruolo e significato che l’utilizzo del dialetto può assumere alla radio, è interessante tendere l’orecchio all’ascolto e cercare di capire in che modo questo linguaggio si inserisce nel plurilinguismo radiofonico sempre più prepotente. Oltre al dialetto, anche il ricorso a forestierismi, canzoni in lingua straniera, programmi nelle varie lingue delle minoranze etniche trovano il loro spazio. Il tutto si riflette in una sorta di “villaggio globale” di cui anche il mezzo radiofonico si fa portavoce, sulla scia dell’incontro fra lingue e culture diverse.

Scritto da: Elisabetta De Falco

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