Interviste

Stefano Piccirillo e la Radio: un amore lungo una vita

today10 Gennaio 2019 1

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Oltre trent’anni di radio. Stefano Piccirillo, voce storica della radiofonia italiana, si dedica tutti i giorni a quel mezzo di comunicazione che è la passione di tanti, ma che è diventato il vero amore della sua vita. Oggi lo ascoltiamo soprattutto su Radio Kiss Kiss ma in passato anche su RDS, RTL 102.5 e R101. Abbiamo riconosciuto la sua voce nel doppiaggio di film importantissimi come Die Hard, Fame e Blow. E lo abbiamo addirittura letto attraverso i suoi libri che, indovinate? Parlano di musica, di radio, di sentimenti… di vita. La sua intervista è un bellissimo pretesto per percorrere un viaggio intimo tra le emozioni che il mezzo radiofonico regala a chi sa dare e ricevere amore.

Ripercorrendo gli inizi della tua carriera, quando hai capito che la radio sarebbe diventata il lavoro della tua vita?

Esattamente un anno dopo aver cominciato. Ho iniziato a 16 anni quando trasmettevo per un’emittente del mio quartiere, a Napoli, amoreche si chiamava Campania Radio 1. Aveva già un segnale molto importante per l’epoca in fm perché si ascoltava in tutta la città. Per me è stato un approccio molto emozionale, la mattina andavo a scuola e il pomeriggio alla radio. Pochi mesi dopo capii di aver fatto una scelta che andasse al di là di una passione momentanea. A 17 anni mi trovai a trasmettere in una radio più importante, Radio Spazio 1, che aveva già un imprinting professionale. C’erano disk jockey, speaker, registi, direttore artistico ed editore che facevano questo per lavoro. La curiosità è stata che io giocavo con i miei amici a calcio proprio nel quartiere di quella radio, di fronte casa mia, e mi sono trovato ad entrare proprio in quel portone dove il pallone era andato a finire tante volte.
Sono diventato uno che a quell’età si è ritrovato, per passione e per il fatto di essere stato scelto, ad essere pagato per la cosa che amava fare di più al mondo. Un sogno adolescenziale, tant’è che non vedevo l’ora di terminare gli studi per passare più tempo in radio. Pensa che rifiutai addirittura un posto in banca per la radio, anche se ancora non sapevo cosa mi avrebbe aspettato…

Hai rischiato per una passione che poi è diventata un amore cresciuto nel tempo, diventando parte integrante della tua vita.

In realtà non l’ho vissuta come un rischio ma come una cosa naturale. Non ci sono due Stefano. Non c’è uno Stefano nella vita privata e uno che nel lavoro si trasforma. Anche il mio modo di fare radio e di fare vita è lo stesso, è estremamente naturale.

Quindi davanti al microfono non diventi un personaggio, fuoriesce la tua vera personalità?

amore radio piccirillo

Forse è il contrario, nel senso buono. La vita è ciò che sono al microfono e viceversa. Nel senso che il microfono può esaltare una mia emozione, può renderla condivisibile con tutti, e con tutti i crismi del mio lavoro. Il modo in cui tu senti una cosa e il modo in cui la dici è importante per come hai imparato a dirla e a fare radio. Per me l’emozionalità e la professionalità sono due elementi fondamentali di un media caldo. Ho avuto la fortuna di lavorare con tutti i più grandi campioni della radio, è stato davvero importante ed emozionante condividere oggi più di ieri avere un background così. So perfettamente che voglio fare cose belle oggi, domani ancora più belle.

La tua è un’esperienza vastissima all’interno della radiofonia italiana, ma qual è stata l’esperienza lavorativa più entusiasmante che la radio ti ha permesso di fare?

Beh tantissime, non posso sceglierne una. Sicuramente Radio Kiss Kiss è casa, lavoro, è famiglia… una cosa meravigliosa. Così come lo è stata Rds, ma anche a Rtl nel momento in cui ho affrontato tantissimi ruoli, anche al di là del microfono. Questo grazie all’editore Lucia Niespolo che mi ha dato questa opportunità e continua a darmi la possibilità di vivere questa radio e sentirla mia, come una grande famiglia. Detto questo, in tutti gli altri posti dove sono stato non ho mai avvertito un senso di estraneità, ma sicuramente Kiss Kiss è la mia casa.

C’è mai stato un momento in cui hai pensato di mollare la radio o hai pensato di non farcela?

Ti rigiro la domanda, facciamo questo gioco… quando sei innamorata e litighi col tuo fidanzato o con tuo marito, alla fine pensi davvero di mollare o litighi sapendo che non vedi l’ora di ritornare?

Beh, sicuramente la prima! Quindi la metti sul piano dell’amore puro?

Sì, perché lo è. Per me la radio è un amore puro. Se ho pensato mai di mollare? No, piuttosto se avessi pensato di mollare nella vita allora purtroppo avrei dovuto mollare anche la radio, perché la radio è la mia vita.

Tra le tue tante attività so che sei anche docente di comunicazione. Com’è essere a contatto con i giovani che vorrebbero intraprendere il tuo stesso lavoro?

camp academy

Faccio il docente di comunicazione preso una struttura fantastica che è la Camp Academy, un campus dello spettacolo che vive sul modello americano e io sono lì da alcuni anni come docente di conduzione radiofonica, storia della radio, music production. È bellissimo perché dai quello che hai con tanta passione e vieni seguito con altrettanta passione. Per fare il docente non bisogna solo essere bravi, devi avere quella energia, empatia, ma soprattutto voglia di dare… è un mondo molto variegato. Più dai e più ricevi, in termini di idee e di scambio non si finisce mai di imparare.

Qual è l’aspetto sul quale dovrebbero lavorare maggiormente le nuove generazioni di speaker?

In primis passione pura. È la prima cosa a cui devi pensare la mattina appena ti svegli e l’ultima prima di andare a dormire. Significa che devi avere una dedizione pura verso il mezzo, la disponibilità di imparare davvero, non imparare a fare il “compitino” e poi pensare di essere speaker radiofonici o di essere arrivati. Quindi umiltà, voglia di imparare e informazione. Tu pensa a quanto tempo un essere umano passa sul suo smartphone durante la giornata. E pensa però quanto di questo tempo potrebbe essere dedicato ad informarsi davvero, ad ascoltare chi fa la radio.
Poi bisogna avere pazienza. Questo termine ormai è diventato quasi obsoleto ma c’è bisogno di avere la pazienza di imparare, di studiare, di ascoltare e di arrivare preparati. Sento ragazzi che si concentrano sulla notizia di gossip, ma i più grandi parlano di gossip? no. Qualsiasi argomento che venga trattato alla radio deve essere preparato. E poi soprattutto capire che la radio è un corpo unico. Tu che parli al microfono sei parte di un tutto. C’è la musica, il parlato, la pubblicità, i giochi, il notiziario… ma non devi essere qualcosa di esterno che parla. Bisogna saper entrare sulla musica in un certo modo e condurre l’ascoltatore nel discorso che viene dopo. Se lo speaker non entra in questa mentalità parte svantaggiato.

Nel corso della tua carriera hai fatto di tutto: il doppiatore, lo scrittore, sei giornalista, opinionista televisivo… hai ancora un sogno nel cassetto?

Essere sempre felice. Dare il mio amore nella vita e ricevere amore, complicità, vivere la radio come la vivo oggi, con grande passione ed entusiasmo. Quando parlo alla radio penso sempre di rivolgermi alla mia persona più cara. Penso di parlare ad una persona che amo perché così gli ascoltatori possono sentire più amore. Può essere una persona specifica come una persona x, però è bellissimo perché così trasmetti con uno slancio meraviglioso. Il sogno è continuare a fare quello che faccio e farlo sempre meglio.

Intervista a Cura di Elisabetta De Falco per Consulenza Radiofonica – La Professionalità On Air!

Scritto da: Elisabetta De Falco

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