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Il “brutto” della diretta: discussioni e parole da censurare

today3 Settembre 2020

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Liti, discussioni, parole da censurare.

La storia della radio è fatta anche di eventi imprevisti. Eventi che avrebbero preso un’altra piega se fossero stati affrontati in maniera diversa.
Soprattutto quando la radio è in diretta.

Personalità e concentrazione: le basi del conduttore

“Il tono con cui ti sei rivolta francamente non l’ho apprezzato”. Così Pierluigi Diaco, poche ore fa, si è rivolto alla collega Giusy Legrenzi durante la trasmissione in diretta di “Non Stop News” in onda su RTL 102.5. Il fatto ha suscitato clamore nell’ambiente radiofonico e televisivo, ed è scaturito da una discussione che il conduttore aveva avuto precedentemente con un altro soggetto presente in trasmissione. Da una prima discussione, quindi, è nata una seconda discussione che ci porta dritti al punto della questione: quando viene oltrepassato il limite della personalità? E quando bisogna fare attenzione a quello che si dice? Rispondendo soprattutto alla seconda domanda, diciamo che sempre bisogna fare attenzione a quello che si dice quando si fa radio. Attenzione e concentrazione sono elementi chiave che si fondono in un unico concetto disciplinare: tutto quello che dirai sarà usato contro di te. Quindi, sbagliando, avremmo diritto a un avvocato. Ai giovani conduttori si dice di fare radio come al bar. In altre parole, bisogna immaginare una situazione sciolta ed amichevole. Ma deve essere un bar educato quello che abbiamo costruito nella nostra mente, altrimenti il rischio di sfociare in una rissa dialettica è in agguato. E la radio diverrebbe un saloon da quattro soldi. Quanto accaduto a RTL ci dice proprio questo: pugni di parole pronunciate al momento sbagliato. Per intenderci, quelle stesse parole potevano essere usate a microfoni spenti, durante la pubblicità – per giunta annunciata da Diaco in maniera piuttosto dilettantesca – o durante una canzone. Se proprio dovevano essere dette.

Il brutto della diretta

Microfono appeso

Qualora esistesse un decalogo ufficiale del conduttore radiofonico, al primo punto dovremmo inserire la connessione. Non quella di rete, quella che mette in contatto il cervello e la bocca. Parole, dunque, tante parole che normalmente vengono dette durante una diretta. Parole che andrebbero pesate per se stessi, per l’emittente che ci mette in onda e per gli ascoltatori. Ecco perché uscire dal vaso è molto pericoloso. Come evitare, dunque, la fuoriuscita?
Abbiamo detto della connessione. Aggiungiamo concentrazione e buonsenso. Sappiamo che diverse sono le figure professionali che intervengono durante una trasmissione radiofonica in diretta. Lo speaker è soltanto l’ultima di queste figure posizionate su una linea retta. Prima di lui c’è, talvolta, l’autore: il creatore di contenuti che verranno approfonditi in trasmissione. Nel mezzo appare – laddove previsto – il regista: il deus ex machina della nostra storia, colui che con uno spostamento può accendere o spegnere il microfono del conduttore. E la storia della radiofonia racconta che lo spegnimento, a volte, avrebbe potuto evitare guai.

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Già, la storia. Basta andare negli archivi per scoprire quando il limite della personalità è stato oltrepassato. O quando è mancata connessione. L’errore è umano, certo, ma la perseveranza è infernale. In un attimo, dunque, per errore o per eccesso si finisce nel punto più basso. Un punto da dove è difficile risalire. Per evitare di sprofondare è necessario quindi intervenire alla radice. Come? Ricordando ai propri autori, conduttori e registi l’importanza della connessione e della concentrazione. Se vuoi saperne di più ti consigliamo di contattarci. Nella sezione Contatti trovi tutte le informazioni. Scopri inoltre i Servizi dello staff di Consulenza Radiofonica e per restare aggiornato sui temi legati al mondo radiofonico resta sintonizzato sui contenuti del nostro blog.

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Scritto da: Consulenza Radiofonica

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