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A tu per Frederik: intervista a Federico l’Olandese Volante

today13 Giugno 2018

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Frederik Van Stegeren, noto per lo più per il nome d’arte l’Olandese Volante, è una delle più illustre pietre miliari che la radiofonia vanta. Se non basta il vastissimo  curriculum vitae che porta con sé, la sua personalità sarà la conferma che tanto cercate. Perché è la componente principale che traspare nella chiacchierata che ci siamo fatti: idee concrete, giudizi di fondo senza retorica qualunquista, conoscenza sempre aggiornata del mezzo. Insomma, un esempio.

L’Olandese Volante, oggi a Radio Norba, dimostra fin dalle prime battute di seguire attentamente quanto accade nel mondo radiofonico attuale, sempre sul pezzo e pronto a conoscere le nuove disamine. E, soprattutto, è il simbolo perfetto di una regola quanto mai ancestrale: bisogna ascoltare sempre la radio.

Ciao Frederik, partiamo subito da una domanda generale: che cosa ne pensi della radiofonia attuale?

Beh, la conosciamo. Tutti quanti sono diventati radio di flusso sul modello di RTL, con poche eccezioni, ovviamente Capital che però ha una politica rock abbastanza restrittiva (dei Led Zeppelin passano 4 pezzi, di Lenny Kravitz penso ne passino 2). Tutte le radio tendono un po’ a limitarsi, soprattutto perché hanno paura del pubblico troppo pop, troppo italiano, troppo rock e tutto quanto.

Perciò si va sulla radio di flusso, come Radio Dimensione Suono, la maggior parte dei piccoli network e, come detto prima, RTL, l’esempio per tutti (ci ho lavorato per 16 anni, questo te lo posso dire), e poi Radio 105. Unica eccezione è Radio Deejay, che non è proprio una radio di flusso, però segue il pop in generale. Ogni tanto loro fanno i fighi, dicono che mettono pezzi che gli altri non mettono, come lo fa anche Radio2, però alla fine senti sempre gli stessi pezzi tutto il giorno che passano anche gli altri.

La matassa è quella, di quei 40 pezzi che girano e che sono nelle classifiche delle radio che tutti rispettano. Poi magari uno ci mette un po’ più di vecchio, l’altro un po’ più di nuovo, l’altro un po’ più di strano, ma alla fine è quello. Abbiamo un prodotto che è uguale per tutti, ed è un prodotto mediocre.

In questo contesto, il lavoro dello speaker radiofonico è cambiato? Se sì, quant’è cambiato?

Lo speaker è quello che una volta era molto personalità radiofonica, cioè radio personality, come lo chiamavano in America i vari Sharon Stevens, i grandi dj in Inghilterra… insomma, tutti quelli che avevano una grande personalità. In Italia avevamo Claudio Cecchetto, Gianni Riso, Alex Peroni.

Oggi si è andato un po’ verso l’anonimato. Adesso la gente riconosce molto di meno le persone che sono al microfono, anche perché fanno più o meno tutti la stessa cosa. Ancora adesso con gli SMS e con i social senti troppe volte: “Voglio salutare la mamma, la cugina”. Cose da radio anni Ottanta, che ormai sono cose obsolete. Ma perfino Deejay le fa. “Dove stai andando?”, “Sto andando in vacanza!”, “Aaaah bello, dove vai?”. Cioè, non gliene frega un cazzo a nessuno.

Frederik-Radio-Norba-consulenza-radiofonicaFrederik, hai citato i social network. Secondo te, i social hanno fatto bene alla radio?

Hanno fatto bene. Hanno ampliato un attimino l’orizzonte radiofonico che era limitato agli SMS, con molte radio che poi si sono messe anche sul web, con le varie app, persino la radio dove lavoro io ha una bellissima app, dove puoi vedere e ascoltare la radio, come c’è l’ha RTL, come ce l’hanno tutti. Addirittura, il web ha dato una mano a tutte le radio. Ha aiutato a sviluppare la radio. Perché la radio sopravvive sempre.

Non so se ti ricordi quando in televisione dicevano “Eh, la radio è finita”. Invece non era finita. Poi è arrivato il web negli anni Novanta e tutti “Ah, adesso c’è il web, figurati se la radio sopravvive”. E invece la radio è sopravvissuta benissimo, anzi ha assorbito tutte le tecnologie che noi adesso usiamo. Abbiamo i programmi, i selector, la programmazione e tutto quanto computerizzato. Nessuno è più ai livelli delle prime radioline che mettevano i dischi a mano, con il panno.

Il web ha fatto solo che bene e, anzi, svilupperà ancora di più la radio. Anche i giovani ne usufruiscono, anche se vanno su cose più alternative, Youtube, mondo del rap, anche se quest’ultimo si appoggia molto alla radio. Prendi Gemitaiz, Ghali e tutti gli altri, per non parlare di Fedez e Jax: senza le radio, non sarebbero nulla. Loro sono partiti da Youtube, però non bastava, hanno avuto bisogno di un appoggio radiofonico. Poi magari in futuro cambierà, però oggi senza radio niente si fa.

Ampliamo il discorso alle radio locali. Attualmente si parla di aziende che fanno molto fatica, mentre altre come Radio Norba, dove attualmente lavori, resistono…

Radio Norba non è propriamente locale, è la radio più grossa in meridione, da Napoli in giù. È quasi come se fosse un network, ma loro per scelta non si sono messi nel giro dei network, perché hanno detto: “Noi non vogliamo fare tutta l’Italia, vogliamo fare solo il Sud, questo ci basta perché noi siamo la radio del Sud”. E questo li ha premiati, quest’anno Radio Norba ha guadagnato il 35% di ascolto, anche grazie alla televisione e alle altre cose: un trionfo.

Poi devo dire che è un’altra categoria. Adesso parliamo di network nazionali che sono 12 per legge, anche se però si è inserita Radio Freccia e due altre cose che non sono assolutamente network, però, boh, fino ad ora nessuno gli ha detto niente. Perciò siamo 12 network ufficiali, poi le radio regionali – tra cui Subasio che è stata venduta a Mediaset, anche loro fanno parte del gruppo -, rimane Kiss Kiss che è una radio nazionale anche se un po’ isolata, e infine ci sono le radioline piccole, ed è lì il problema: i grossi network stanno comprando tutte le frequenze. Non so il motivo, anche perché tra poco cambierà tutto, diverrà tutto digitale. Ma ancora adesso c’è gente in giro che compra le frequenze.

E chi ha una radiolina, che non ha i soldi per sopravvivere perché anche la pubblicità del macellaio non gli arriva più o molte volte – come diceva il mio amico Fernando Proce, che ha una grossa radio nel Salento, Radio Salentuosi – si hanno grossi problemi coi pagamenti. Tutti fanno pubblicità, ma nessuno paga. Devi pagare il personale, devi avere una grossa disponibilità economica per poter reggere anche per mesi se non ti arrivano gli incassi, e quindi il terreno per i più piccoli è sempre diventato più difficile.

Frederik-consulenza-radiofonica-veglianteQuindi il destino delle radio localissime è destinato all’oblio?

Sì, senz’altro. Tu pensa che in Italia nel 1979 c’erano 4.500 radio, adesso ce ne sono sì e no 800, tra piccole e grandi. Sai, tipo, Radio Cuneo, Radio Bali, Radio Caltanissetta, tutte queste radio che comunque negli anni Ottanta sono state delle belle realtà che avevano anche delle cose locali che andavano e facevano, adesso hanno grosse difficoltà economiche.

È la pubblicità che manda avanti la macchina. Non è come i giornali che prendono i soldi dal governo per stare in piedi. La radiofonia non ha mai avuto una lira, c’è anche questo da sottolineare. L’editoria è sempre stata finanziata, addirittura anche le televisioni locali sono state finanziate dallo Stato. Le radio mai. Alcune televisioni locali sono state utilizzate da alcuni politici all’epoca per farsi propaganda per diventare governatori, sindaci o quello che è, e all’epoca davano i soldi ovviamente alle televisioni. Invece le radio non hanno avuto una lira. Perciò alcune realtà locali non sono riuscite a sopravvivere perché non sono state considerate.

Questa situazione è sempre peggio, nessuno ne parla mai, ma questo è un problema dolente perché ci deve essere anche libertà di stampa. Tutti in Italia, secondo la legge della radiofonia e dell’editoria, hanno il diritto di trasmettere. Ma sai, uno dice “Sì, ho il diritto di trasmettere, ma i soldi chi me li dà?”.

Altrimenti come faccio a trasmettere se non vivo?

Esatto, come faccio a campà? Già i deejay delle piccole radio non li pagano e vanno lì solo a scopo di beneficenza. Pagano pochissimo, alle volte. Poi, sai, sopravvivere, le spese, le antenne, la luce, i trasmettitori… perciò molti vendono le frequenze. E chi le compra? Radio Dimensione Suono, RTL, ultimamente Radio 101, che ha fatto una campagna di acquisti impressionante: da 100 frequenze che avevano sono passati ad averne 300. Fai conto che una media di una frequenza costa diecimila euro, ma anche di più: soprattutto nelle grandi città, una frequenza la paghi anche centomila.

Frederik-consulenza-radiofonica-vegliante-intervistaE le web radio? Sono fucine di talenti o possono aspirare a qualcosa di più?

In nessun paese del mondo le web radio ce l’hanno fatta, fino ad ora. Ancora il mondo pubblicitario non si è interessato alle web radio. Perché per lo più sono poco professionali, ci sono delle persone che amano tanto la musica, ma non conoscono tanto la radio, perciò fanno un programma alternativo, di nicchia, che può essere molto interessante per chi ha un certo tipo di musica. Però non sono radio da grande ascolto.

Ci sono delle web radio in Inghilterra che stanno andando abbastanza bene, ma, anche lì, le radio nazionali e i network fanno dieci volte di più in termini di ascolto. La web radio non ha ancora attecchito in generale. In più in Italia abbiamo un grosso problema: tu fai una web radio e se ci fai un minimo di pubblicità per sostenerti, cominci subito a pagare la SIAE. Perciò tu nella web radio puoi avere gli speaker gratis, tutti che si divertono, fanno le cose, però poi devi pagare i diritti della musica. Ma di solito quei soldi non ci sono. È un gatto che si morde la coda.

Alla fine rimani lì senza una lira e non sei in grado di pagare la SIAE, quindi non puoi trasmettere, perché è penale se trasmetti musica SIAE e non paghi. Perciò nessuno rischia come editore di una web radio di andare avanti. Siamo in una fase di stallo, nonostante all’inizio tutti dicessero che la web radio avrebbe spiazzato il mondo radiofonico. Anche se io credo che tutte le radio del mondo finiranno sul web, dipende molto anche dalle industrie automobilistiche, che metteranno tra poco tutto computerizzato.

In macchina ci sarà il Wi-Fi, perciò non ci saranno più problemi di frequenza, neanche di digitale terrestre. Alla fine sarà tutto risolto in quella maniera lì. L’80% dell’ascolto radiofonico è in macchina. La gente va in macchina, puoi attaccare il telefonino sì, ma la radio in macchina va sempre, non tramonterà mai. La FIAT ha già iniziato a montare le radio digitali, che tra l’altro non vanno per un cazzo [ride, nda]. Sai, l’altro giorno ho affittato una macchina a Fiumicino, cercavo di prendere una radio, ma passavo da una all’altra, si sovrapponevano, un casino, come la televisione digitale, alle volte con lo schermo sfocato. Comunque, la web radio è lì, ma la gente non sa ancora cosa farsene.

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Articolo a cura di Angelo Andrea Vegliante

Scritto da: Angelo Andrea Vegliante

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