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A scuola di radio

today27 Febbraio 2019

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Un binomio – quasi – perfetto che da tempo colloca l’effemme nel mondo dell’istruzione.

Un’operazione non semplice, certo, istruire ogni studente alla potenzialità del mezzo in questione, comunque efficace per coloro che già si sono messi dalla parte della passione per la comunicazione. Ma quando si parla di questo rapporto, a quale livello ci si pone?

L’ABC della radio

Qualche settimana fa l’Istituto superiore Caselli di Siena si faceva notare per essere la prima* scuola coinvolta in un progetto di public speaking: in pratica si chiedeva a un esperto di comunicazione di insegnare agli studenti a comunicare, passando proprio attraverso la radio. Non a caso docente del corso è stata Betty Senatore, che Consulenza Radiofonica aveva intervistato lo scorso anno, conduttrice con una comprovata esperienza su spalle fortificate dalla gavetta girovaga. Il progetto si chiamava Radio OBA e nasceva “in un momento storico come il nostro in cui le nuove generazioni stanno perdendo di vista l’importanza del comunicare dal vivo e affrontano nel quotidiano continue difficoltà nell’argomentare e nell’organizzare in maniera precisa un discorso”, come si legge nella descrizione al progetto stesso. Quindi l’obiettivo “era dar loro le giuste armi da sfruttare per essere sintetici, comprensibili e attenti ai contenuti”. Al termine del corso gli studenti realizzavano un programma radio, non prima di aver sviluppato un tema che avrebbero portato in onda con le stesse modalità applicate da un vero conduttore radiofonico. Insomma, l’ABC della radio a scuola come obiettivo per imparare a comunicare.

Qualcosa di simile era stato fatto

*Qualcosa di simile, appunto, era stato fatto da Francesco Di Bucchianico, conduttore della super station Delta 1, e ideatore del progetto “Liberadio”. Non un corso per speaker radiofonici, come specificava lo stesso Di Bucchianico in questa intervista, ma un laboratorio pratico e creativo che metteva i suoi giovanissimi studenti davanti all’idea di riuscire a fare radio. Così arriviamo al punto ribadendo il nostro interrogativo di partenza:

Quando si parla di questo rapporto d’istruzione, a quale livello ci si pone?

La risposta è un livello base, chiaro, perché a studenti molto giovani non si chiede di saper fare qualcosa pressoché ignoto, però si chiede di sviluppare creatività in un ambiente fortemente creativo come la radio. Da qui nasce il rapporto radio-scuola che, seppure su livelli differenti, è come quello radio-università. In entrambe le situazioni qualcuno impara qualcosa, con la differenza che all’università può coesistere una radio universitaria che tenta di farsi come dovrebbe. Certo, nella maggior parte dei casi si tratta di esperimenti, tentativi utili per arrivare a un risultato accettabile, comunque determinanti per avvicinare qualcuno al mondo della radiofonia. Ciò avviene soprattutto nei percorsi adibiti allo studio della comunicazione, ma non è escluso che tutto questo possa essere guidato da basi concrete anche in altri luoghi dell’istruzione. Dunque, quando si parla di radio a scuola bisogna sapere di essere di fronte alla voglia di parlare. Che sia un dialogo rivolto a un minimo o grande numero di ascoltatori poco importa, l’importante è imparare a comunicare sé stessi. Magari proprio attraverso la radio.

Consulenza Radiofonica – La Professionalità On Air

 

Scritto da: Consulenza Radiofonica

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