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La nostra provocazione continua “Chiudono le radio? La colpa è dei Social Network.”

today14 Agosto 2017

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“Chiudono le radio? La colpa è dei Social Network.”

Con questa affermazione, incentivata da una riflessione posta a mo’ di domanda, abbiamo trasferito una parte della calda estate che accompagna le giornate attuali in un tema già particolarmente bollente. Diversi lettori hanno allungato il dito, preso parola e detto: “Eh ma non è così… eh ma tu non dici… eh però sembra poco chiaro”. Per carità, se il tempo impiegato a rimproverare il titolo fosse accompagnato dalla lettura del testo avremmo compreso la provocazione. Già, perché metaforizzare Facebook come chiave per il lucchetto che sigilla i cancelli delle radio è – volutamente – un assist per ragionare sulla situazione moderna; una situazione che, appunto, convoca le piccole e locali fm davanti a un bivio con facce identiche, quelle della fine.

Affermare che la chiusura delle radio è responsabilizzata dall’uso sbadato dei Social Network significa mettere in guardia gli addetti ai lavori dalla coscienza del tempo

un tempo che ci vuole preparati all’utilizzo immediato dei due canali sociali di riferimento: Facebook e Instagram. Col primo si prevede interazione su contenuti appropriati, si istruisce l’ascoltatore affinché fidelizzi il suo tempo al lavoro quotidiano; col secondo si mostrano le facce degli speaker, le attrezzature fondamentali alla trasmissione, si dà il benvenuto radiovisivo nella propria casa. Chiaro, la prima soluzione è la condivisione. A seguire c’è la quantità. Importante è permettere al proprio marchio di uscire dal guscio protettivo dell’insicurezza facendolo partecipare a un gioco virtualmente attraente. Ma non può essere tutto. Se le radio chiudono non è soltanto per la presenza/assenza dei Social Network.

Le radio che hanno chiuso di recente

Ripercorrendo alcuni tratti della storia attuale è curioso apprendere le motivazioni che decretano la cessazione dell’attività di alcune realtà ora assopite. Radio Adige, per esempio, che alla fine dello scorso giugno interrompeva “la diffusione della propria emittente”, attraverso un pallido comunicato faceva sapere che l’addio è giunto “in seguito a diverse scelte imprenditoriali”. Che cosa vuol dire? Vago, forse, in un’oscurità che manco un paio d’occhiali a buia penetrazione rendono luminosa. La situazione si alleggerisce del debole contorno solo quando, all’ultima riga, si ammette chiaramente che “sulle attuali frequenze sarà diffusa una nuova emittente radiofonica nazionale”. Soldi, dunque, c’entrano i soldi come per ogni mercato generazionale, come per la solita sequenza darwiniana che fa valere la legge dell’adattamento. 
Il discorso si sposta – seppure non cambi di una virgola – su Radio Metrò: “Cari ascoltatori, Radio Metrò ha terminato le proprie trasmissioni. L’affetto che ci avete dimostrato ci ripaga degli sforzi e per l’impegno e la passione profusi in questi anni”.

Basta così?

Non proprio. All’ultima riga, come fu per l’Adige, viene svelato il motivo della cessazione dell’attività: “Le frequenze della superstation friulana sono state cedute a RTL 102.5”. Ecco dunque che la curva di domanda percepisce i gradi dell’esigenza nazionale: coprire il territorio. Singolare è invece il caso – sempre datato giugno 2017 – della chiusura del programma Mix24 condotto da Giovanni Minoli e trasmesso su Radio24. La radio di Confindustria rivela in dettaglio la motivazione che ha portato all’allontanamento del giornalista svelando numeri e probabilità di incremento non rispettate. Insomma, Mix24 ha chiuso perché, in termini numerici, rendeva poco. Sta a vedere, allora, che questi benedetti – o maledetti, dipende dal punto d’osservazione – numeri sono importanti? E Facebook, allora, non è fatto della stessa sostanza di un migliaio o un milione? Per intenderci, se la pagina dedicata alla radio di proprietà del dottor Tizio ha in dote 100mila like, la stessa si dimostrerà un punto di attrazione per l’utente in visita esplorativa.

In altre parole, la curiosità espressa dal dato numerico diventa fonte di ascolto. Ma per arrivare a tale somma di “mi piace” deve essere stato fatto un percorso adeguato composto, prima di tutto, da contenuti giudicati validi dalla generazione plurima di utenti del web, realizzato insieme a consulenti esperti – vedi: Controllo e Gestione dei contenuti sui Social Media. 
Chiudono le radio? La colpa è dei Social Network, non siamo così ingenui da permetterci di scartare la realtà. Ma anche dei predatori affamati di comunicazione libera. L’intervento dei grandi affossa le ambizioni dei piccoli, relegando quest’ultimi in un lacrimoso spazio della memoria.

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Scritto da: Consulenza Radiofonica

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