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Quello che è stato e quello che poteva essere: radio riflessioni di Ubaldo Ferrini

today2 Aprile 2018

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Quello che è stato e quello che poteva essere…

A volte diventa inevitabile il gioco mentale di pensare a come sarebbe stata la radio del passato con la tecnologia di oggi, quante cose sarebbero diventate più facili e soprattutto conservare tantissime registrazioni culto di quei tempi, magari anni di palinsesto racchiusi in un piccolo hard disc.

Invece era possibile solo registrare su nastro e i costi e lo spazio rendevano arduo archiviare tante trasmissioni, oltre al fatto che la deperibilità del supporto ha fatto in ogni caso scomparire tanti reperti.

Inoltre nessuno di noi aveva una macchina fotografica sempre in tasca con la quale potere immortalare eventi, concerti, dirette speciali e anche tanti divertentissimi fuori onda rimasti scolpiti solo nella memoria di chi c’era o di chi li ha sentiti raccontare, magari con qualche licenza poetica o esagerazione tipica del passaparola.

Peccato non esistano neanche molte tracce su carta, ancor meno su internet, si rischia davvero che un intero periodo che ha segnato la storia di tante  città passi sotto silenzio e venga archiviato come mai esistito, non è sicuramente colpa di chi non c’era se non ha alcuna possibilità di documentarsi e di leggere qualcosa raccontata dai protagonisti.

Tutto parte da Radio Sud 101

Mi piacerebbe poter scaricare dei fotogrammi rimasti purtroppo impressi solo nella mia memoria, la prima radio in cui ho messo piede, una delle prime realtà catanesi, Radio Sud sui 101 in quel di Barriera a Catania, posizione prediletta da molte altre emittenti in quanto sovrastando tutta la città permetteva di trasmettere un segnale nelle migliori condizioni possibili per quel periodo.

Erano gli anni del mattiniere di Aldo La Spina, il suo programma svegliava una città in maniera estremamente coinvolgente prima degli sms e di WhatsApp lui riusciva comunque ad interpretare le esigenze degli ascoltatori e, in molti casi, riusciva anche a dialogare con loro e indovinarne i movimenti, in un rituale rimasto scolpito nella memoria di tanti.

Speaker da bambino

Io, un piccolo bimbo di appena 10 anni, sarei approdato poco dopo su Radio Delfino alla conduzione di un programma per bambini, tradizione tipica di quegli anni, il mio ”Mini Quiz” era un buffo gioco a premi in cui alternavo le chiamate dei miei coetanei a canzoni gradite alla giovane età.

Molti ai tempi hanno cominciato cosi, una gavetta inevitabile che ti faceva fare le ossa, acquisire esperienza e ti permetteva anche di capire se veramente avevi la passione e la costanza per continuare.

Nel mio caso era praticamente l’unica cosa che mi piacesse fare oltre a giocare a pallone, fosse dipeso da me e avessi potuto scegliere avrei passato tutta la giornata dentro le mura di una radio immerso tra i dischi e dietro ad un microfono,l’incredibile magia di quel mondo, la possibilità di essere finalmente, se pur in maniera maldestra, una delle voci che uscivano dagli altoparlanti era per me una droga, a quei tempi ancora non lo sapevo ma non me ne sarei mai più liberato.

Una delle prime immagini che ho di me sono io minuscolo ragazzino dietro l’impianto hi fi in salotto, quanti pomeriggi trascorsi ad ascoltare la radio a fantasticare chissà quali mondi, poi le prime prove con una sala di registrazione primitiva nella quale da solo mi allenavo a fare il dee jay.

La nostra versione di “Radio Freccia”

Sono anche gli anni in cui in ogni cantina, in ogni garage, si prova a fare la radio, un po’ l’atmosfera che si respira nel film Radio Freccia, la passione per la musica e in molti casi anche la semplice passione per la chiacchiera, per la voglia di comunicare sentimenti ed emozioni spesso trasforma impacciati personaggi che nella vita privata starebbero sempre in silenzio ma che dietro ad un microfono diventano degli incredibili imbonitori.

Gocce di memoria

Radio Sud nei primi anni 80 avrebbe poi lasciato la frequenza a Radio Marte, colonna sonora rock di una generazione che solo grazie alla radio poteva scoprire e innamorarsi di band e canzoni altrimenti impossibili da trovare.

Da questa mia esigenza di tramandare qualcosa, di bloccare per certi versi il tempo, è nata insopprimibile la voglia di scrivere qualcosa di quei momenti prima di dimenticarli, prima che non ci fosse il tempo di farlo, senza più continuare a rimandare e procrastinare.

Lasciare alla memoria qualcosa che non fosse uno sterile arido elenco di dati e indirizzi ma qualcosa di vivo di emozionante così come è stato quel periodo, qualcosa che trasudasse emozioni, rabbia, a volte anche qualche lacrima, qualcosa che parlasse di me, di quello che è stato, di sogni di come poteva essere magari azzeccando qualche bivio o, per restare nella caratteristica della viabilità italiana, qualche rotatoria.

Sono sprazzi di memoria, fugaci fotogrammi e sensazioni di una parte di vita di un modo di fare credo uguale in Sicilia come in Trentino, cambiano i luoghi e i nomi ma volti avvenimenti e aneddoti hanno sempre le stesse caratteristiche.

Post a cura di  Ubaldo Ferrini 

Consulenza Radiofonica – La Professionalità On Air

 

Scritto da: Consulenza Radiofonica

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