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“Qui Radio Libera”, Enzo Mauri assicura: “Un viaggio agli inizi di tutto”

today26 Novembre 2020

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Il celebre speaker Enzo Mauri si è raccontato ai microfoni di “Consulenza Radiofonica” in occasione dell’uscita del suo prossimo libro “Qui radio libera”, disponibile a partire dal prossimo 26 novembre.

Consulenza Radiofonica Mauri Enzo

Il mondo della radio è un punto di arrivo per molti, un sogno per tanti altri, un’ambizione per tutti coloro che hanno scelto di intraprendere il cammino verso l’affermazione nell’etere. Per coltivare il proprio fine, in questo universo lastricato di incertezze, novità e – talvolta – imprevisti, è necessaria molta forza di volontà e un pizzico di follia. La stessa che ha avuto, in maniera audace e sferzante, il celebre speaker Enzo Mauri che ha lasciato per qualche istante il microfono e ha fatto spazio alla tastiera: quella del pc, fedele compagna nella stesura della sua ultima fatica letteraria.

“Qui Radio Libera” è un vero e proprio excursus che Mauri compie attraverso voci e volti della radio che fu – e continua a essere – nella speranza di ispirare e condurre (non con la voce, ma a mezzo stampa) gli appassionati verso un nuovo modo di concepire il mestiere e l’arte della conduzione radiofonica che, nonostante crisi e avversità, è sempre in grado di rinnovarsi. Il suo ultimo libro – in uscita dal prossimo 26 novembre – è una vera e propria indagine sulla radiofonia italiana, la sua metamorfosi e la costante duttilità che contraddistingue un settore ancora in espansione. Ha raccontato qualcosa in più ai nostri microfoni per presentare il prodotto:

Questo tuo libro è un viaggio tra le voci delle radio libere italiane: si respirava sin dall’inizio di realizzare qualcosa di innovativo e incredibile oppure c’era incertezza?

“Allora, guarda, per quanto concerne le radio libere, nacquero sotto l’impulso di proporsi da parte di singoli individui, in quegli anni (Settanta) c’era un gran numero di giovani con la voglia di emergere. Accosto l’immagine dei social network attuali a quella delle radio libere dell’epoca: all’inizio non c’era la percezione di costruire qualcosa di grande, c’era solo la voglia di sfondare e mettersi in mostra. Quando si accesero i primi segnali, nessuno si rendeva conto che avrebbe costruito qualcosa di poderoso, il palinsesto era agli inizi: erano tutti giovani, inesperti e tanto determinati. Il successo delle radio libere parte dal 75′ in poi, con il passare degli anni si passerà da radio libere a radio private, con la nascita di vere e proprie aziende”.

Enzo Mauri: “In ‘Qui radio libera’ racconto gli inizi di una fantastica avventura”

radio in tempo di crisi

Quando è entrato in gioco il fattore del profitto si è persa la spontaneità e la purezza degli inizi: questo pensi possa risentire in qualche modo sulla riuscita e l’evoluzione del mezzo radiofonico? Gli ostacoli produttivi quanto giovano e quanto, invece, ostracizzano la realizzazione di uno speaker?

“La tua è una bellissima domanda che ci riporta ai giorni nostri: le radio oggi devono macinare contratti. Questo ha giovato in parte ma ha minato i fondamenti delle radio libere. Prima era tutto molto improvvisato: i tecnici erano pochi, la trasmissione era affidata a pochi esperti, tutto o quasi era estemporaneo. Nel momento in cui la radio ha cominciato a diventare da libera a privata sono cambiati alcuni requisiti davanti e dietro al microfono: da questo punto di vista si è un po’ persa quella spensieratezza. Dall’altro, invece, la radio è cresciuta. Io ribadisco ogni volta che il mezzo è passato dall’essere un ‘bambino innocente’ ad un ‘adulto consapevole’ con tutte le trasformazioni che implica questa metamorfosi a vantaggio di nuove caratteristiche”.

Scrivere questo libro per te, che hai vissuto il periodo dell’inizio di tutto da protagonista, è stato un po’ come riaprire vecchi cassetti: che bilancio dai al tuo vissuto e quanto puoi ancora dare come conduttore?

“Qui radio libera” è un libro dove passo in rassegna vari operatori del settore con diverse interviste. Parlo anche di me, non troppo, ma il libro è anche autobiografico. Soprattutto nel primo capitolo riportando diversi ambiti e situazioni che ho vissuto, ma devo dire che non si finisce mai di essere soddisfatti dopo 40 anni di radio. Allora ero un semplice dj ora ho un profilo più giornalistico che, però, strizza l’occhio all’intrattenimento in maniera forbita. Ho ancora molto da dare alla radio, sto lavorando ad alcune cose che presto renderò note, questo mezzo non stanca mai. Bisogna sempre migliorare senza vivere sugli allori”.

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Il tuo libro è anche un monito e una cartina tornasole per chi vuole intraprendere la tua stessa carriera: alla luce di questo excursus, quali consigli daresti a un aspirante speaker?

“La tua domanda è sempre molto ben centrata perché “Qui radio libera” l’ho scritto soprattutto per coloro che amano la radio e vorrebbero intraprendere questa carriera. Non amo fare cose autoreferenziali, preferisco fornire una via e dare un’opportunità di conoscenza. Qualche consiglio all’interno del libro c’è: fare radio oggi sicuramente significa impegnarsi e specializzarsi maggiormente rispetto ad allora dove imparavi a fare radio sul campo. Si punta meno a fare radio perché vuol dire specializzarsi e mettersi in gioco, oggi con i social c’è più possibilità di emergere anche in maniera effimera. Arrivare in radio vuol dire crederci in maniera solida: speaker si nasce. Il resto si impara, ma ci deve essere anche una volontà e predisposizione naturale. Rispetto a prima accedere ed emergere è diventato più complicato e, quindi, qualcuno molla”.

Secondo te non c’è più nessuno che investe sui giovani?

“Manca la pazienza da parte di molti che vogliono bruciare i tempi che comunque è sbagliato. La palestra, attualmente, sono le radio Web che possono garantire a diversi ragazzi una vetrina. Per fare radio ci vogliono anni e anni di esperienza: molti rinunciano a fare radio perché inseguono il successo facile. Un altro fattore destabilizzante è il fatto che molti prima facevano radio e poi televisione, oggi succede il contrario, purtroppo, e non sempre viene data la giusta importanza alle nuove leve”.

Cosa, secondo te, ricorre ancora oggi rispetto agli inizi: quanto il 2020 è speculare rispetto a quegli anni lì?

“Pubblicare questo libro è stato difficile anche per via del Covid. Quest’opera, però, mostra una serie di similitudini che i più attenti sapranno cogliere. Sicuramente c’è, rispetto alla seconda metà degli anni ’70, ancora maggiore professionalità e permane la voglia di alcuni di mettersi ancora alla prova. Possiamo aggiungere che c’è meno spontaneità, ma più particolarità nell’approccio al mezzo, ma poi è sempre lo stile e l’atteggiamento di chi conduce a fare la differenza. La musica è più impostata e la cultura personale di ogni conduttore viene meno, talvolta, chi è appassionato però può curare sempre il proprio bagaglio di capacità e conoscenze. Nonostante il tempo che passa e i cambiamenti che implica”.

“Consulenza Radiofonica”, la professionalità On Air!

microfono della radio

Articolo a cura di Andrea Desideri

 

Scritto da: Andrea Desideri

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