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Sarah Jane Ranieri: da ascoltatrice a speaker di Radio Deejay

today28 Novembre 2017 1

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Sarah Jane Ranieri è una speaker di Radio Deejay fin dal 2010, quando vinse un concorso per aspiranti deejay indetto dalla radio che aveva sempre adorato. Letteratura, cinema, psicologia, teatro: questo e altro nelle giornate da 48 ore di una professionista che ancora non sa cosa farà da grande.

Ciao Sarah Jane. Parliamo dei tuoi inizi in radio. La tua storia sa un po’ di favola…

La prima volta che parlai in radio fu grazie a Fabio Volo, dopo aver mandato un semplice messaggio a Radio Deejay. Si parlava di gente che cambia vita facilmente. Ero appena tornata dall’Irlanda e lavoravo presso il Vaticano, cercando di capire la mia strada. Andai in onda e parlammo di tutto, Fabio mi prese in giro, addirittura cantammo in diretta facendo gli auguri a Giuliano Sangiorgi. Fabio mi consigliò di fare radio e io sentii “qualcosa” in quel momento e decisi di provare a farlo sul serio. Mi dissi: “Ma per tutta la mia vita, cosa ho fatto, in effetti? Qual è il mio scopo? Parlare alle persone!”. Da lì, a 30 anni, ho intrapreso quel nuovo percorso che ha avuto un lieto fine. Proprio come nelle migliori favole.

Di solito, che si avvicina al mondo delle radio per intraprendere la carriera da speaker lo fa molto prima.

Vero. Tra l’altro, quando mi ci sono avvicinata, l’ho fatto senza sapere minimamente avere idea di come iniziare. Le web-radio allora non esistevano, quindi l’unica strada era l’FM. Pochi giorni dopo quella telefonata, un’amica mi disse che stava lavorando in una radio di Lavinio e che stavano cercando nuove voci. Mi sembrava di essere il protagonista de “La danza della realtà”, di Jodorowsky! Andai a presentarmi all’editore, Roberto Guain, con queste parole: “Ciao, io sono Sarah Jane Ranieri e voglio andare a lavorare a Radio Deejay”. Lui mi rispose: “Eh, cara Sarah Jane, in tanti vorrebbero arrivare lì”. Io non mollai: “Non ci siamo capiti. Io ci arriverò, voi dovete solo insegnarmi come stare davanti a un microfono”. Roberto, una persona davvero splendida mi diede il miglior consiglio che si possa dare a chi vuole fare questo lavoro, cioè di rimanere se stessi in onda, se si vuole arrivare. Ancora oggi, questa è la caratteristica fondamentale per stare a Radio Deejay.

Sei stata fortunata. Spesso, gli aspiranti speaker, e non solo aspiranti, vengono torchiati e snaturati dai propri editori affinché si uniformino all’idea che questi ultimi hanno di radio.

Mi è capitato anche questo, in una radio in cui lavorai successivamente, ad Alghero. Le pressioni psicologiche di quel tipo sono enormi e minano non solo la serenità di chi deve parlare davanti a un microfono, ma rischiano di compromettere tutta una carriera.

E come finisti a trasmettere dalla Sardegna?

Mi innamorai di un ragazzo sardo, stravolsi di nuovo la mia vita e mi trasferii ad Alghero. Lì con molte difficoltà, trovai un lavoro per mantenermi ma ben presto arrivarono le crisi di astinenza da radio. Posso dire davvero che la radio sia la mia droga. Trovai un’emittente dove però durai poco, proprio per via delle pressioni che mi venivano fatte e a quel punto pensai che la mia carriera radiofonica fosse finita. Ancora una volta però, il destino ci mise lo zampino: due giorni dopo aver lasciato quell’emittente, Linus annunciò una selezione per nuove voci a Radio Deejay.

I pianeti si erano allineati, insomma.

Credo molto nel saper riconoscere il proprio cammino, crederci e prendere quelle decisioni che sappiamo in cuor nostro essere giuste per noi. In psicologia si definisce “il bambino naturale” quella parte di noi che segue l’intuizione e che rimane se stesso nell’essere spontaneo. Ci dice quando vale la pena sacrificarci per proseguire un cammino, o quando arriva il momento di tirarci fuori da una situazione non adatta a noi.

E il tuo istinto ti portò a partecipare a “Un giorno da Deejay”, che la vita te l’ha cambiata sul serio.

Ero tornata per qualche giorno dai miei ad Aprilia, cosa che si rivelò fondamentale. Ero talmente emozionata, leggendo del concorso, che mi misi a piangere. Mio padre, con la sua classe inconfondibile, mi chiese “Ma che c…o te piagni?”, al che gli risposi “Papà, non hai capito: io questo concorso LO VINCO!”. Me lo sentivo, fu come quando i futuri sacerdoti ricevono la chiamata, non sto scherzando. Per partecipare alla selezione, si doveva inviare una demo di un minuto, così recai nella mia prima radio per realizzare il provino. Fui accolta a braccia aperte dall’editore e Francesca Cavalli (attualmente in forze a Radiofreccia come La Fra) mi consentì di registrare durante le pause della sua diretta. Ancora una volta, vedevo il mio destino ben chiaro.

Fu un percorso duro?

Partimmo in oltre 2mila e rimanemmo in 5, dopo mesi di prove in diretta. A quel punto, ci fu offerto un mese di contratto. Lasciai il mio lavoro come receptionist in un albergo, per poterlo fare. Mi giocai davvero tutto, in quell’agosto 2010. Oggi, dopo 7 anni a Radio Deejay, posso dire di aver vinto quella scommessa.

Sei passata dal lavorare per Sua Eminenza a Sua Emittenza, quindi.

Esattamente [ride]. Ti dirò di più, questi anni sono volati. Sono sempre grata per quello che faccio, così come adoro lavorare nel week-end. Molti mi di cono che dovrei ambire ad una fascia quotidiana, ma io non la vedo così. Svolgo il lavoro più bello del mondo per due giorni a settimana, poi ho altri 5 giorni per coltivare le mie passioni. Attualmente seguo un corso di scrittura creativa con Raul Montanari in cui finalmente ho la possibilità, da accanita lettrice quale sono, di imparare a scrivere storie. Ho studiato anche recitazione teatrale, che mi ha aiutato molto a capire come interagire al meglio con il pubblico. In più, sono a metà di un corso triennale di counseling di analisi transazionale.

A quanto pare, dopo tutti questi anni, sei ancora nella fase “luna di miele” con Radio Deejay. A parte il tuo rapporto personale con la radio però, come hai visto cambiare quello della tua radio con le persone e viceversa?

Sicuramente la grande differenza è stato l’avvento dei social network. Da ascoltatrice, ad esempio, adoravo andare a dormire ascoltando “Mila By Night”, innamorata persa di quella voce di cui non sapevo niente. Oggi, basta cercare su Google il nome di uno speaker per saperne vita, morte e miracoli. Oggi siamo molto più a portata di mano: la radio è diventata l’amica della porta accanto. Ad esempio, un mio caro ascoltatore è diventato padre nel 2009 e tramite le foto che mi invia, mi fa sentire un po’ la madrina virtuale di una bimba che non mi ha mai conosciuto personalmente. Oggi, la parola più importante è condivisione.

E tecnicamente?

Da quel punto di vista, trovo che nulla sia cambiato. Non ci sono argomenti che non si possono trattare, perfino a livello politico non ci sono mai state indicazioni su cosa dire o non dire. Molto più libera ora, in un network, di quanto non sia stata in alcune realtà locali. Gli unici cazziatoni che Linus ci fa sono quando sforiamo i minuti concessi per i talk. E ha pure ragione [ride]! Dopo un po’, finisci col parlare per te, rischiando di rompere le scatole a chi ti sta ascoltando. Noi bulimici della parola ce lo dimentichiamo. Inoltre, ci siamo subito trovati con il mio nuovo compagno di dirette, Chicco Giuliani, persona splendida e professionista umilissimo, che adoro personalmente e professionalmente.

Parlando di cambiamenti in radio, il mondo radiofonico è stato largamente monopolizzato da voci maschili, fino a non molto tempo fa. Ora si assiste quasi ad una inversione di tendenza. A Deejay, com’è la situazione “quote rosa”?

Dalle mie parti, le figure femminili sono le stesse da anni. Il nuovo equilibrio però che si è raggiunto tra uomini e donne con le conduzioni in coppia mista è molto divertente e interessante. Ho fatto radio da sola, ma amo trasmettere in coppia e soprattutto amo essere la spalla e non la conduttrice. Mi calza a pennello il poter essere la persona che “colora” una trasmissione, mentre l’altro pensa a seguire la scaletta, prendere gli intro, tenere i tempi. È l’equivalente dell’essere un passeggero in auto, che si può togliere le scarpe e appoggiare i piedi sul cruscotto durante il viaggio… cosa che non si fa, lo so! Più in generale, mi piacerebbe vedere l’arrivo di qualche new entry femminile a Deejay. Se è vero che è nella natura maschile essere più attenti al quadro generale, la donna di suo è più attenta ai dettagli.

Non accenni mai ad altre realtà radiofoniche.

Non lo faccio per un semplice motivo: non ascolto molto la radio, quando non sono in onda. Mi serve per staccare, altrimenti sarei continuamente al lavoro: presterei attenzioni ai passaggi tecnici, alle soluzioni artistiche adottate, chiedendomi cosa avrei magari detto io su un certo argomento. Figurati che quando guardo o ascolto “Deejay Chiama Italia” parlo con Linus…

Savino, attento allo sgabello!

Ma noooo [ride]! Mai, lui è attualmente il migliore in Italia, e senza dubbio tra le migliori spalle che ci siano mai state dalle nostre parti. Anche in televisione, è un mostro di bravura. Come molti dei grandi conduttori televisivi, tipo Gerry Scotti, Carlo Conti, Fiorello, la formazione avuta in radio è fondamentale. Provateci voi, a trasmettere “col capo” e ugualmente riuscire a spiccare. Partendo poi come è partito lui, dalla parte tecnica della trasmissione. Trovo che la coppia Linus/Savino sia davvero la perfezione, un vero caso di anima gemella radiofonica. Lancio un appello: loro due alla conduzione di Sanremo. Sarei proprio curiosa di vedere cosa riuscirebbero a fare. In più, io potrei fare la velina bionda!

A proposito di altri lavori, hai già detto che ami trasmettere nel week-end. Ma se dovessi per forza spostarti in un altro punto del palinsesto, quale sarebbe?

Se proprio dovessi scegliere, ti direi lo stesso orario di adesso, il drive time, nel quotidiano. Le fasce notturne non fanno per me, la notte preferisco leggere o dormire. In ogni caso, non ci penso nemmeno a muovermi: amo il mio orario nel week-end e soprattutto, il palinsesto settimanale è così pieno da rendere inutile qualsiasi speculazione.

Dopo tutti questi anni, ci sono delle trasmissioni che ti sono rimaste impresse più di altre?

Certo, sia in positivo che in negativo. In positivo, quando ho avuto Mogol per un’intervista telefonica: se avessi dovuto appendere le cuffie al chiodo dopo quella, mi sarebbe andata bene. Proprio recentemente, poi, quando ho avuto in studio la scrittrice Donatella di Pietrantonio, vincitrice del premio Campiello. Quando la radio si sposa con la cultura, per me è il massimo, torno a casa felice.

Invece, momenti che avresti preferito evitare?

Uno dei peggiori che abbia mai passato in radio è molto recente. Stavamo dando il Premio Fedeltà a un’ascoltatrice, che ci aveva raccontato la storia di una rovinosa caduta di una sua amica addosso al proprio nonno, tipo effetto domino, con conseguenti fratture varie. Io le dissi: “Beh, il premio di questa settimana è perfetto, sono due biglietti per andare al cinema, così ci porti la tua amica”. Risposta: “Eh, purtroppo è morta”. Non avevo la più pallida idea di cosa dire. Come commenti una cosa del genere? Per fortuna mi ha tolto dall’imbarazzo lei stessa, spiegandoci che però era una cosa successa molti anni prima, anzi scusandosi per averla raccontata. Poi me ne sono capitate altre, di brutte notizie da commentare: ero in diretta quando morirono Amy Winehouse, Michael Jackson, Simoncelli, quando Papa Ratzinger si dimise…

Insomma, Sarah Jane Ranieri apre il microfono e da qualche parte nel mondo qualcuno muore.

Infatti! Scherzi a parte, mi ricordo quando se ne andò Robin Williams, per me fu uno shock. Ti chiedi come fare per mascherare questa tristezza, ma poi ho iniziato a condividerla. Condividere è anche poter dire che la giornata di uno speaker non è perfetta, come quella volta in cui un mio parente venne a mancare due ore prima della diretta. Allora mi dissi che essendo la vita di tutti fatta di alti e bassi, allora forse si può portare, senza ovviamente esagerare, anche questo con sé in trasmissione. Linus non mi ha mai ripreso, al riguardo.

Parliamo del futuro. Sia in radio che al di fuori, c’è un programma che vorresti realizzare?

Mi piacerebbe parlare di musica, scrittura, film, con attori, registi e scrittori che ammiro. Non c’è niente di più bello di un’intervista fatta da una persona che ammira veramente l’artista con cui sta parlando, che esuli dalle solite domande trite e ritrite. Tipo “Aperitivo con Sarah Jane” in cui si parla davanti a un buon vino, si mangia qualcosa e nel frattempo si parla e ci si racconta. Cosa che ho anche in parte già fatto in un festival letterario che ho recentemente organizzato.

Oltre al tuo futuro, come vedi quello della radio? Come te la immagini, da qui a dieci anni?

Se la radio riuscirà a mantenere la propria autenticità, varrà sempre la pena ascoltarla. Se sempre più speaker riuscissero a comunicare l’idea che ogni singolo giorno deve essere valorizzato e vissuto a pieno, il mezzo radio può solo che migliorare. Come speaker, abbiamo delle responsabilità verso chi ci ascolta. Una volta mi telefonò in diretta un signore anziano di Sorrento, che mi raccontò di come fosse solo, dei suoi problemi. Io cercai di rincuorarlo come meglio potei. Il giorno dopo ricevetti in radio dei fiori da parte sua, con i quali mi ringraziò di averlo fatto sentire speciale, anche per soli 5 minuti. Ecco, quello che dobbiamo fare è rendere migliore la giornata degli ascoltatori, anche per pochi istanti. Non so dirti quindi dove sarà la radio tra dieci anni, posso dirti dove spero di essere io, tra dieci anni: sempre al microfono di Radio Deejay, dando messaggi positivi e ripetendo che una soluzione è sempre possibile trovarla, dalle grandi questioni ai piccoli problemi quotidiani. Se ci metteremo sempre il cuore, eviteremo di parlare solo di cose frivole: essere leggeri non deve significare per forza essere banali.

Potete ascoltare Sarah Jane Ranieri insieme a Chicco Giuliani in Megajay, ogni sabato e domenica dalle 17 alle 19 su Radio Deejay.

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Scritto da: Consulenza Radiofonica

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