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Le canzoni che “cantano il calcio” a cura di Italo Mastrolia

today24 Gennaio 2019

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Le canzoni che hanno cantato e parlato del mondo del calcio

Il calcio professionistico, fenomeno universale che inevitabilmente coinvolge l’intera società, è più volte stato evocato nelle canzoni italiane. Ogni squadra di calcio ha il proprio “inno” musicale; molto spesso composto ad hoc da musicisti professionisti e “tifosi”, mentre talvolta nasce dalle spontanee intonazioni coristiche delle tifoserie, sulla base di musiche già famose.

Ma questa rubrica si sofferma sulle canzoni che si sono dedicate al fenomeno del calcio in generale; e – comunque – su quei brani che ne hanno trattato i fatti ed i protagonisti.

Partiamo dagli albori della radio

Già nel 1954 lo storico “Quartetto Cetra”, nella divertente canzone Passeggiando per il centro di Torino, fa riferimento ad un tifoso juventino che, davanti al Bar Conti dice di aver visto Giampiero Boniperti (che all’epoca della canzone era il famosissimo centravanti della Juventus, divenuto poi dirigente e Presidente onorario del club bianconero); ma, prosegue la canzone, sembra che non ne siano così certi anche i tifosi del Torino presenti.

La canzone La partita di pallone (singolo, 1962) di Rita Pavone è stata per anni la “colonna sonora” delle domeniche calcistiche italiane; gli autori ( Edoardo Vianello e Carlo Rossi) hanno colto l’essenza delle abitudini italiane di quell’epoca, sempre più rivolte alla passione del calcio, riportandole in modo efficace nella dinamica del quotidiano rapporto di coppia.
La canzone, dopo molti anni, è stata anche richiamata nel brano “La prima di campionato”, di Luvanor con feat di Willie Peyote, del 2017.

Un classico di…

Francesco De Gregori, con La leva calcistica del ’68 (album Titanic, 1982), ha dedicato uno straordinario omaggio al calcio giocato, e a tutti i ragazzi che hanno provato a realizzare il loro sogno di diventare campioni. In molti ritengono che la canzone sia stata dedicata all’indimenticato Agostino Di Bartolomei (capitano della Roma negli anni ‘70 e ’80) ; altri ritengono che il ragazzino protagonista della canzone fosse Bruno Conti.

Un inno vero e proprio

Antonello Venditti non ha mai nascosto la propria fede calcistica per la squadra della Roma. La sua “Roma (non si discute si ama)” del 1975 è stato il primo esplicito omaggio alla squadra del cuore (considerato l’inno della tifoseria); successivamente ha composto Grazie Roma, singolo, 1983, per omaggiare il secondo scudetto vinto dalla Roma nel 1983, e Che c’è del 2001, scritta per festeggiare il quarto scudetto della Roma.
Sempre Antonello Venditti, con Notte prima degli esami (Album “Cuore”, 1984), fa esplicito riferimento alla sua squadra del cuore, e alla sfortunata finale di Coppa dei Campioni persa dalla Roma contro il Liverpool nel 1984.
La sua, Giulio Cesare, (Album Venditti e Segreti, 1986), invece, ha fatto discutere molto sul significato “politico” della canzone; ma è indubbio il richiamo ai mondiali calcio (del 1966 e del 1986). Tuttavia è molto probabile che il “Paolo Rossi” citato non fosse il calciatore della nazionale, bensì l’omonimo compagno di scuola di Venditti, morto all’università di Roma nell’aprile del 1966 cadendo dalle scale a causa delle violenze subite durante gli scontri con antagonisti politici.

Da Roma a Bologna

Luca Carboni in Silvia lo sai (Album “Luca Carboni”, 1987) chiarisce subito la sua fede calcistica per il Bologna: “La maglia del Bologna sette giorni su sette pochi passaggi, molti dribbling”; una frase davvero molto evocativa.

Resta indimenticabile la canzone “inno” dei mondiali di calcio del ’90, disputatisi in Italia: Edoardo Bennato e Gianna Nannini con Un’estate italiana (singolo, 1990) hanno accompagnato quelle “notti magiche inseguendo un gol”.

Luciano Ligabue, invece, da buon tifoso interista, ha voluto rendere omaggio ad un grande calciatore italiano (Gabriele Oriali), e al quel ruolo che nel calcio rimane un po’ in ombra: Una vita da mediano (album Miss Mondo, 1999). Nel calcio, come nella musica e nella vita, ci sono ruoli di qualità e di responsabilità in cui si lavora “nelle retrovie”, facendo un gioco di squadra per gli altri, che . probabilmente – hanno maggiore “vetrina” e notorietà.

Immancabili gli Stadio

E poi gli Stadio, con Gaetano e Giacinto (album Diamanti e caramelle, 2011) regalano un’emozionante omaggio a due grandissimi campioni italiani che purtroppo non ci sono più, veri indimenticati capitani del calcio italiano: Gaetano Scirea e Giacinto Facchetti.

Anche il gruppo muiscale “Elio e le Storie tese” si è occupato, in qualche modo, del calcio professionistico; la loro Ti amo, campionato (album Peerla, 1998) è – però – un brano fortemente polemico: il campionato di calcio italiano sarebbe fortemente falsato dagli errori arbitrali, puntualmente richiamati nella canzone, che si sono succeduti negli anni.

Gli anni 2000

Il cantautore Calcutta, con Frosinone (album Mainstream, 2015) ha voluto rendere omaggio alla storica prima promozione del Frosinone Calcio nella massima Serie calcistica italiana.

I nostri artisti hanno guardato anche ai campioni stranieri, a quelli che si sono distinti per la personalità originale oltre che per le capacità agonistiche.
Il gruppo musicale Gemelli diversi, con Tu corri! (album “Fuego”, 2002), nel rendere omaggio al grande Diego Armando Maradona, ha voluto riservare una particolare considerazione all’esperienza di milioni di ragazzini – spesso di condizioni disagiate – che sognano una vita da campioni.

Cisco Belotti, ex componente dei Modena City Ramblers, invece ha tributato la sua Io sono Best (album La lunga notte, 2006) alla indimenticabile leggenda del calcio nord-irlandese: George Best. Uno dei migliori calciatori di tutti i tempi, soprannominato quinto Beatle per via della sua capigliatura simile a quella dei baronetti Liverpool, e pallone d’oro nel 1968. Best, scomparso nel 2005, è stato una figura emblematica di livello mondiale, negli anni ’60 e ’70, del calcio e della “bella vita”. Su di lui è stato scritto moltissimo per via della personalissima interpretazione del calcio, della sua condizione di “star”, e del suo rapporto con l’alcool e con le donne. Insomma una vera icona del calcio e dell’epoca moderna.

Dal palco al campo di gioco

Anche l’Italia calcistica ha avuto un suo beat ribelle. Si chiamava Gigi Meroni, ala destra del Torino degli anni ’60, soprannominato “farfalla”, con allusione al suo stile di gioco e ai suoi costumi anticonformisti (molto chiacchierata la sua convivenza more uxorio con una donna separata), e il “beatnik del gol”, per i suoi interessi artistici e il suo stile da “capellone”. Gigi morì a soli 24 anni, investito la sera del 15 ottobre 1967 dopo l’incontro contro la Sampdoria, dominato e vinto dal Torino per 4-2, nonostante la sua espulsione dal campo. Il cantautore Beppe Giampà gli ha dedicato la delicatissima Il tuo gioco era un altro (album “La storia delle storie, il mito Granata che attraversa il ‘900”, 2018); sulla canzone di Giampà è stato realizzato l’omonimo video-clip per la regia di Marco Cassini.

Post a cura di  Italo Mastrolia per Consulenza Radiofonica – La Professionalità On Air

Scritto da: Italo Mastrolia

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